Va bene, abbiamo un libro. Lo abbiamo scritto con tanto amore, ci abbiamo speso tanto tempo confidando di vederlo pubblicato perché, in cuor nostro, crediamo che sia il libro perfetto, quello capace di risaltare tra il grande pubblico. Ci resta solo da trovare un editore disposto a pubblicarlo. Prima di cominciare a cercarne uno, anche Miriam Bendia era una delle tante a far parte di quella orda di scrittori pronti a tutto pur di vedere il proprio testo compreso tra una prima e una quarta di copertina, magari in bella mostra in libreria. Armata di belle speranze cominciò così il suo viaggio alla ricerca di quell’editore che potesse soddisfare le sue speranze, ma si accorse ben presto che quello dell’editoria non era il mondo dorato che si aspettava. Appurato sin da subito che i grandi editori non prendono nemmeno in considerazione le opere di autori esordienti, all’autrice non rimane che provare a cercare di pubblicare il suo primo libro con una piccola casa editrice. È da qui che comincia il travagliato viaggio di Miriam tra gli “Editori a perdere” che, paradossalmente, diventerà proprio un libro quando, nel 2001, la coraggiosa Stampa Alternativa pubblicherà il volume integrato anche dall’esilarante “Manuale per non farsi pubblicare” di Antonio Barocci. “Editori a perdere” è la descrizione di un mondo che dovrebbe rappresentare ben altra cosa rispetto a quello che succede. Il mondo editoriale descritto dalla Bendia è “un mondo sommerso di truffe e imbrogli ai danni dei giovani autori che deve finalmente essere portato allo scoperto”, in cui editori “Arraffa&divora” approfittano dell’ingenuità degli esordienti per sottoporli a contratti “truffa” con i quali, ad esempio, viene chiesto un importante contributo economico che il più delle volte si dimostra essere solo una fonte di guadagno per la casa editrice che non rispetta gli impegni presi. Una tendenza sempre più in voga tra i piccoli editori che spuntano come funghi anche a causa, secondo l’autrice, della smania degli autori di vedersi pubblicati. Tutto secondo la normale legge della domanda e offerta; tanti autori che vogliono vedersi pubblicati ad ogni costo significano tanti pseudo-editori che ne approfittano promettendo tirature elevate, contatti con amici giornalisti per le recensioni, una distribuzione capillare in grado di far arrivare il libro in tutte le librerie ecc. salvo poi dimostrarsi dei veri e propri truffatori. In “Editori a perdere” tutto questo è raccontato in maniera ironica, il libro scorre veloce e si presta ad essere letto tutto d’un fiato, ma i contenuti sono forti e a volte verrebbe voglia di non crederci. Eppure Miriam ci è passata, ha visto con i suoi occhi le copie del proprio libro ammassate nello stanzino di una fantomatica editrice romana, si è sentita chiedere undici milioni di lire da un editore bolognese per stampare mille copie di un libro di settanta pagine che da un tipografo onesto sarebbe costato poco più di un milione ed ha inutilmente perso tempo e denaro dietro a promesse mai mantenute. Stanca di tutto ciò, giovedì, febbraio 22, 2007
Ma un buon libro a volte non basta, attenti agli "editori a perdere"
Va bene, abbiamo un libro. Lo abbiamo scritto con tanto amore, ci abbiamo speso tanto tempo confidando di vederlo pubblicato perché, in cuor nostro, crediamo che sia il libro perfetto, quello capace di risaltare tra il grande pubblico. Ci resta solo da trovare un editore disposto a pubblicarlo. Prima di cominciare a cercarne uno, anche Miriam Bendia era una delle tante a far parte di quella orda di scrittori pronti a tutto pur di vedere il proprio testo compreso tra una prima e una quarta di copertina, magari in bella mostra in libreria. Armata di belle speranze cominciò così il suo viaggio alla ricerca di quell’editore che potesse soddisfare le sue speranze, ma si accorse ben presto che quello dell’editoria non era il mondo dorato che si aspettava. Appurato sin da subito che i grandi editori non prendono nemmeno in considerazione le opere di autori esordienti, all’autrice non rimane che provare a cercare di pubblicare il suo primo libro con una piccola casa editrice. È da qui che comincia il travagliato viaggio di Miriam tra gli “Editori a perdere” che, paradossalmente, diventerà proprio un libro quando, nel 2001, la coraggiosa Stampa Alternativa pubblicherà il volume integrato anche dall’esilarante “Manuale per non farsi pubblicare” di Antonio Barocci. “Editori a perdere” è la descrizione di un mondo che dovrebbe rappresentare ben altra cosa rispetto a quello che succede. Il mondo editoriale descritto dalla Bendia è “un mondo sommerso di truffe e imbrogli ai danni dei giovani autori che deve finalmente essere portato allo scoperto”, in cui editori “Arraffa&divora” approfittano dell’ingenuità degli esordienti per sottoporli a contratti “truffa” con i quali, ad esempio, viene chiesto un importante contributo economico che il più delle volte si dimostra essere solo una fonte di guadagno per la casa editrice che non rispetta gli impegni presi. Una tendenza sempre più in voga tra i piccoli editori che spuntano come funghi anche a causa, secondo l’autrice, della smania degli autori di vedersi pubblicati. Tutto secondo la normale legge della domanda e offerta; tanti autori che vogliono vedersi pubblicati ad ogni costo significano tanti pseudo-editori che ne approfittano promettendo tirature elevate, contatti con amici giornalisti per le recensioni, una distribuzione capillare in grado di far arrivare il libro in tutte le librerie ecc. salvo poi dimostrarsi dei veri e propri truffatori. In “Editori a perdere” tutto questo è raccontato in maniera ironica, il libro scorre veloce e si presta ad essere letto tutto d’un fiato, ma i contenuti sono forti e a volte verrebbe voglia di non crederci. Eppure Miriam ci è passata, ha visto con i suoi occhi le copie del proprio libro ammassate nello stanzino di una fantomatica editrice romana, si è sentita chiedere undici milioni di lire da un editore bolognese per stampare mille copie di un libro di settanta pagine che da un tipografo onesto sarebbe costato poco più di un milione ed ha inutilmente perso tempo e denaro dietro a promesse mai mantenute. Stanca di tutto ciò, lunedì, febbraio 19, 2007
internet e videogiochi alla "cinese"

Sappiamo, come descrive anche lei nel testo, che è estremamente difficile ricevere informazioni dalla Cina. In che modo allora è riuscita e riesce a documentarsi sull’argomento?
In effetti il filtro che viene attuato sulle informazioni in uscita dalla Cina è una cosa che potrebbe stupire noi occidentali. Per un cinese è praticamente impossibile mandare e-mail liberamente, e le persone che mandano informazioni di qualsiasi genere, devono essere iscritti in appositi registri. Chi sfugge a queste regole viene subito posto in arresto. Io personalmente ricevo informazioni attraverso una serie di amicizie strette nel corso degli anni soprattutto in Corea, dove sono stata più volte per lavoro. In Cina ho avuto occasione di starci pochi giorni, una visita breve, ma intensa, visto che ho avuto la fortuna – sfortuna di essere a piazza Tian an men il giorno prima del massacro.
Il mercato cinese rappresenta una bella fetta di torta a cui puntare. Si spiega per questo il fatto che le grandi multinazionali come Microsoft si pieghino al volere del Governo?
Assolutamente. Tutte le grandi multinazionali hanno capito che il mercato cinese è ormai quello su cui puntare. E per questo sono disposte ad adeguarsi alla cultura del paese “ospitante” senza problemi. Nel caso cinese poi, questo adeguarsi deve tener conto di regole culturali insite negli abitanti in maniera fortissima. In Cina l’individualismo viene dopo l’interesse del bene comune, le multinazionali lo hanno già capito e sperimentato e sono ben disposte ad una adesione non solo esteriore, ma che tenga conto di tutte le regole della società.
Ma in che modo il Governo riesce ad avere un controllo totale sul mondo dei nuovi media e di internet?
Dire che il controllo è totale forse è esagerato. Internet, per le sue caratteristiche, si presta alla possibilità di “violare” il sistema. Detto questo però, è certo che il Governo riesce a controllare comunque la quasi totalità dei contenuti che viaggiano in rete. Lo fa attraverso un vero e proprio esercito di più di quaranta mila “cyber poliziotti” ufficiali, anche se
Il Governo non vuole farsi sfuggire proprio nessun possibile contestatore del “sistema” Cina?
Sì. Il controllo dei possibili “sovversivi” non poteva di certo non tener conto dei nuovi media. Ma non si limita solo ai contenuti. C’è una forte prevenzione contro i possibili contestatori attuata, ad esempio, attraverso le cliniche per gli “Addicted”, i drogati da videogiochi e da internet, un’etichetta che spesso e volentieri viene applicata a chi semplicemente non rappresenta un modello. Per avere il controllo delle migliaia di internet point disseminati nel paese invece, si è preso come pretesto un incendio in uno di essi. Sono stati chiusi tutti, e quando sono stati riaperti hanno dovuto sottostare a regole molto più severe.
Anche gli utenti dei videogiochi quindi sono visti come possibili sovversivi?
Il fatto è che il videogioco ti fa essere il soggetto di azioni che mutano il sistema. E per un Governo che lavora affinché questo sistema cambi il meno possibile ciò è chiaramente un problema.
Quali sono state le contromisure adottate?
Il primo videogioco vietato è stato “Project IGI2”, un gioco in cui l’utente doveva bloccare un terrorista cinese che rubava armi sottraendo segreti militari al proprio paese. Un gioco che dunque ledeva l’immagine del popolo cinese. Anche in questo caso però il governo si è preoccupato anche di prevenire il problema. Ai videogiochi è stato imputato di essersi intromessi nell’educazione, quindi è stata creata una commissione politica per realizzare videogiochi educativi. Tra questi “Anti Japan”, una rievocazione storica della guerra con il Giappone in cui l’utente non può scegliere di essere un giapponese e in cui comunque vince sempre
È una sorta di lavaggio del cervello?
Esatto, ora bisogna capire se sia il sistema migliore o meno. Dal punto di vista di un occidentale può sembrare strano. Ma siamo sicuri che la nostra libertà in certi campi sia la cosa migliore? In effetti se penso alle “libertà” tecnologiche che permettono ad una bambina di cadere nelle mani di una rete di pedofili qualche dubbio mi viene.
venerdì, febbraio 16, 2007
Il manuale del buon scrittore
Arrivare a vedere il proprio nome stampato su un testo esposto in libreria è cosa quanto mai difficile. Ogni aspirante autore che vuole realizzare questo “sogno” compie una serie di errori che compromettono definitivamente il percorso verso l’agognato traguardo e, cosa forse più grave, lo fa senza rendersene conto. Perché la lunga trafila che il libro nascosto nel cassetto deve seguire prima di essere pubblicato rappresenta una strada impervia che l’autore, sempre troppo sicuro di se, conosce poco e male. Ora, per aiutare gli aspiranti scrittori a conoscere i “trucchi” del mestiere e per evitare che gli stessi compiano quegli errori facilmente evitabili, arriva in libreria “78 ragioni per cui il vostro libro non sarà mai pubblicato & 14 motivi per cui invece potrebbe anche esserlo”, un testo scritto da Pat Walsh, editor americano e co-fondatore della casa editrice indipendente MacAdam/Cage, pubblicato in Italia da TEA. Il titolo del libro è tutto un programma, ma l’avvertenza principale a cui bisogna rispondere prima di leggerlo è quella di essere disponibili a mettere da parte la propria esagerata autostima che ogni nuovo autore porta con se. Il primo consiglio è proprio questo, rassegnarsi a capire che non è assolutamente detto che il proprio libro sia pubblicabile, il primo nemico del “successo” è proprio la tanta sicurezza che, tradotta, significa non rileggere mai quello che si è scritto o preferire far visionare la propria opera ad amici e conoscenti invece che agli addetti ai lavori, gli unici in grado di poter dare un giudizio negativo sul testo. Walsh su questo è chiaro dall’inizio, ma si mette tranquillamente a disposizione di tutti quelli che, invece, sono disposti ad affrontare la realtà e che, con onestà e impegno, intendono prendere sul serio l’arte, il mestiere e il duro lavoro di comporre. Quindi largo al decalogo del buon scrittore che deve per prima cosa “saper farsi notare” ma non deve mai dimenticare l’ultimo consiglio e cioè quello di “divertirsi” sempre e comunque mentre scrive. Nel mezzo ci sono le regole da seguire per essere pubblicato: dal “coltivare grandi speranze e aspettative ragionevoli”, al “mantenere una prospettiva sana”, alla “buona gestione del proprio tempo”, alla “pazienza condita di tenacia”, alla “elasticità”, fino al “fare tesoro dei no ricevuti”, all’“assumersi rischi calcolati”, per finire col “prendersi sul serio”. Grazie alla sua grande conoscenza del settore, e partendo dalle tante ragioni per cui un manoscritto non raggiunge quasi mai la libreria, Walsh guida il lettore attraverso il mondo editoriale, con le sue diverse esigenze e particolarità, ma non tralasciando, chiaramente, gli ingredienti fondamentali di un buon libro; è questo in fondo l’obiettivo che ogni aspirante autore deve imporsi, perché, come dice lo stesso Walsh “nulla vi avvicinerà al sospirato traguardo della pubblicazione più del fatto di aver scritto un bel libro”.giovedì, gennaio 25, 2007
Radio città futura, dall'etere romana un ponte per il mondo
Da circa un anno la storica emittente romana Radio Città Futura ha inserito nella sua programmazione alcuni tra i programmi di punta della BBC World Service, la sezione radiofonica internazionale del network britannico. Una voce autorevole nel panorama informativo mondiale che consente a milione di persone di essere aggiornati sui fatti, gli avvenimenti e i personaggi del globo. Ne abbiamo parlato con Marco Moretti, direttore dei programmi di RCF.
Radio Città Futura ha trent’anni e ha vissuto tutti i cambiamenti nella storia di quelle emittenti che sono nate nella stagione delle Radio Libere. Cosa è cambiato oggi, e come si pone la vostra emittente nel panorama della programmazione radiofonica odierna?
È chiaro che rispetto agli anni ’70 c’è stata una grossa evoluzione, che poi è stata anche quella del linguaggio della comunicazione. Ma tanto è rimasto dell’identità passata di Radio Città Futura. Soprattutto la curiosità di cercare di guardare oltre al mainstream e quindi di affiancare ai grandi fatti anche le notizie che potrebbero sembrare meno importanti. Da questo punto la nostra radio è riuscita a mantenere una pluralità di voci che rappresenta un caso quasi unico nel panorama della FM romana.
Da un anno a questa parte la vostra emittente ha allargato gli orizzonti, e nella vostra programmazione oggi potete vantare la collaborazione con
Potremmo dire che è stata una serie di felici coincidenze;
E come è stato possibile realizzare il tutto?
Per quanto riguarda la realizzazione tutto è stato più facile di quanto immaginassimo. Loro si sono presentati in maniera molto rispettosa, quasi con umiltà. L’unica cosa che abbiamo dovuto fare è stata quella di trovare la giusta collocazione nel nostro palinsesto. Trattandosi di una trasmissione in inglese dovevamo stare attenti a cercare di coinvolgere sia la comunità di lingua inglese romana che i nostri abituali ascoltatori. Quello che mandiamo in onda è il servizio World della BBC, un notiziario che va in onda in tutto il mondo e l’obiettivo era proprio quello di coinvolgere il pubblico italiano.
Abbiamo detto che il servizio World della BBC si occupa dell’informazione a livello internazionale. Quali sono le differenze che avete potuto notare rispetto al nostro modo di fare informazione?
Le differenze ci sono, e vanno al di là della grande potenzialità di mezzi di cui loro dispongono. È anche una questione di stile che si differenzia molto dal nostro. E non è una questione di luoghi comuni. Il programma che mandiamo in onda dalle 22.00 alle 23.00, si chiama “Newshour”, il loro talk serale di informazione, in cui spesso vengono condotte interviste a diverse tipologie di ospite. Dal presidente di un grande paese ad un personaggio teoricamente meno importante. Bene, l’approccio dell’intervista è sempre lo stesso: incalzante e rigoroso, senza fare sconti a nessuno, sicuramente molto meno referenziale del nostro.
In che modo il pubblico della radio ha risposto a questa iniziativa? Che tipo di feed-back avete riscontrato dagli ascoltatori?
Le reazioni positive che ci aspettavamo sono arrivate dalla comunità inglese, tutte estremamente positive. Quello che ci ha fatto invece molto piacere è stato ricevere messaggi, e-mail e telefonate di complimenti dal nostro pubblico abituale. Lo dico sinceramente: non ho sentito nessuna voce di dissenso alla nostra iniziativa.
Quali sorprese ci riserverà ancora la vostra radio?
Le novità in lavorazione sono diverse, per il momento abbiamo allargato ancora di più le nostre collaborazioni con un progetto lanciato alla fine dell’anno. Una collaborazione con “All for peace”, un’emittente di Gerusalemme che trasmette per israeliani e palestinesi. Con loro abbiamo realizzato uno scambio di programmi, sempre in inglese. Si tratta di interessanti contenitori delle attività culturali e sociali delle rispettive comunità. Quello che registriamo noi e che mandiamo in onda dalle loro frequenze si chiama “All for you”.
E per quanto riguarda lo spettacolo?
Naturalmente seguiamo con interesse tutto il panorama culturale nazionale e romano. Tutti i giorni dalle 15.00 va in onda “Primo spettacolo”, un magazine giornaliero di notizie e commenti sul mondo dello spettacolo arricchito nella fase finale da interviste approfondite di circa mezz’ora. Chiaramente, nell’ottica della nostra radio, le interviste sono dedicate anche a personaggi meno noti. Nella programmazione musicale invece diamo particolare attenzione ai suoni del mondo, seguendo con particolare attenzione la musica africana, brasiliana e tutto quello che trova poco spazio nelle radio tradizionali.
mercoledì, gennaio 24, 2007
L'Egitto apre le porte ai nostri libri
Alla presenza del capo di stato egiziano Hosni Mubarak, è stata inaugurata il 23 gennaio al Cairo la “Internatonal Cairo Book Fair”, la più grande fiera del libro del Medio Oriente e, nel mondo, seconda sola all’analoga manifestazione di Francoforte. L’evento, che si concluderà il 4 febbraio, è giunto quest’anno alla 39ma edizione e le cifre fornite dall’organizzazione sono da record: 650 editori (più di sessanta rispetto all’anno scorso) 35 Paesi rappresentati e quasi due milioni di spettatori nella passata edizione, destinati a crescere nel 2007 visto che l’anno scorso la manifestazione si svolgeva in concomitanza con gli esami scolastici di metà anno.
lunedì, gennaio 22, 2007
Per diventare una rock star ora si gioca a “Guitar Hero”
Non accenna ad arrestarsi il successo di “Guitar Hero”, il rhythm game musicale sviluppato da Harmonix Music System e Red Octane, che in pochi mesi è riuscito a superare lo scetticismo di chi pensava fosse un’impresa quella di vendere un videogame giocabile non attraverso un normale joystick, ma solo grazie ad una chitarra. La peculiarità di “Guitar Hero”, infatti, consiste proprio nell’insolito controller che viene venduto insieme al gioco. Si tratta di una chitarra di plastica che riproduce la celebre Gibson SG (la chitarra resa mitica da Angus Young degli Ac/Dc), con all’interno della confezione diversi adesivi per personalizzarla. La chitarra viene “suonata” con un vero plettro su un barra metallica e con sei tasti di diverso colore sulla tastiera che sostituiscono le corde. Il meccanismo del gioco, nella più autentica tradizione dei rhythm game, prevede che il giocatore debba seguire le indicazioni musicali, nota per nota, quando appaiono sullo schermo; un po’ quello che succedeva in maniera certamente meno tecnologica con “Simon”, il precursore dei rhythm game datato sabato, gennaio 20, 2007
la libreria degli inediti
In Italia si legge poco. I dati sulle vendite di libri del bel Paese sono indiscutibili e riportano una delle medie più basse per libri acquistati per persona in tutta Europa. Se i lettori scarseggiano, la stessa cosa non si può di certo dire per gli scrittori o aspiranti tali. Si stima che l’80% degli italiani abbia nel cassetto, oltre che un sogno, anche un libro che spera un giorno di vedere pubblicato. Nella stragrande maggioranza dei casi, questa speranza viene troppo spesso tradita e di quei testi scritti con dedizione e passione non se ne avrà mai traccia in libreria. È da questo concetto che parte la bella iniziativa de “La libreria degli inediti”, la prima libreria italiana a contenere solo ed esclusivamente testi di autori sconosciuti che non hanno avuto la soddisfazione di veder pubblicate le proprie opere. L’idea di fondo è quella che il mercato editoriale sia ormai prossimo alla saturazione e che le difficoltà di vedersi pubblicati aumentino sempre di più fino anche ai casi in cui gli autori sono “costretti” ad investire direttamente i propri averi per pubblicare con case editrici che non se la sentono di rischiare i propri piccoli capitali per un’opera prima. Nasce da qui giovedì, gennaio 11, 2007
sex and books
Il rapporto con l’altro sesso, che sia di pura passione o conflittuale, vissuto con gioia o con debolezza, con sicurezza o con inquietudine, è comunque in grado di alzare o abbassare, a seconda dei casi, la soglia di felicità degli esseri umani. La produzione di testi sull’argomento non si è mai limitata, anzi, tutti i più grandi pensatori e scrittori hanno sempre trovato il modo di sfatare il tabù nei loro scritti. Oggigiorno la produzione ha cominciato ad interessarsi anche alla saggistica, che è varia e prende in considerazione sotto diversi punti di vista quello che per gli uomini e le donne è spesso un obiettivo, ma che può facilmente diventare anche un vero problema. Così le donne pubblicano saggi che, almeno nelle intenzioni, vogliono aiutare i loro aspiranti partner a conquistarle, usando piccoli suggerimenti e tecniche di seduzione che vanno oltre i luoghi comuni. Per aiutare si, ma anche per essere aiutate… I dottori analizzano il problema e redigono testi in grado di far superare l’ansia da prestazione, vero cruccio di tanti italiani. Gli psicanalisti si preoccupano di analizzare i disturbi provocati dalla dipendenza amorosa. Tutti si interrogano su come vivere meglio il proprio corpo e il rapporto con l’altro sesso e tutti, in fondo, arrivano alla stessa conclusione: il sesso (anche se da soli) fa bene, del resto ne parlava anche Come portarsi a letto una donna in 10 mosse
Amisano Laura; Origone Cristina, Delos Books, € 10,00
Un “manuale del seduttore” scritto dal punto di vista delle donne. Non è per niente difficile portarsi a letto una donna. Non si sta parlando di grandi storie d’amore, dell’avventura più importante della vita, del sentiero lastricato che porta all’altare o al fidanzamento. Si parla della classica “botta e via”. Di quello che più attira gli uomini, del sogno irrealizzato (almeno quasi sempre) che molti uomini hanno nel cassetto: trovare una bella donna e portarsela a letto senza tante storie. Senza pensieri, senza prima, ma, soprattutto, senza un dopo. Non è un sogno, non è un tranello. È tutto vero, è possibile, anzi è quasi facile. Lo spieghiamo noi, che siamo donne e che sappiamo come la pensa chi si trova dall’altra parte della barricata. Si va dai consigli sul look al primo approccio, a come impostare una conversazione, a cosa fare nei momenti più intimi, fino ad alcuni accorgimenti tattici, come l’innesco della competizione e i comportamenti di fronte a un rifiuto. Come detto, non è per niente difficile portarsi a letto una donna, anzi. L’importante è saper cogliere tutte le occasioni possibili e non avere mai da pensare che ogni lasciata è persa.
La dipendenza amorosa. Quando l'amore e il sesso diventano una droga
Poudat François-Xavier, Castelvecchi, € 16,00
C’è chi da solo non riesce a dormire e chi da solo non vuole starci mai. C’è chi offre senza riserve il suo cuore e chi il suo corpo. Comportamenti diversi che però denunciano un unico disturbo: la dipendenza amorosa. E se l’amore può causare assuefazione, quando ci si può definire davvero dipendenti? Cosa scatena il bisogno acuto dell’amore o del sesso? Quali sono le cause di questa malattia? Ma, soprattutto, come se ne esce? Attraverso testimonianze Francois-Xavier Poudat disegna il profilo del drogato d’amore e fornisce un’ancora di salvezza a chi, ormai, di quel sentimento è succube.
Il libro dell'estasi sessuale. 365 modi per raggiungere l'orgasmo
Gentry Cynthia W., Armenia, € 15,00
Chiaro ed esplicito, questo manuale è destinato a tutte le donne che, vinta ogni inibizione e superati tutti i tabù, desiderano regalare nuove emozioni a un’unione priva di mordente, ormai affondata nella monotonia, o dare inizio nel modo migliore a una relazione, oppure raggiungere l’appagamento sessuale con l’autoerotismo. Partendo dalla tesi che il sesso è naturale e svolge un ruolo chiave nella vita di ciascuno - per cui trarne la maggiore soddisfazione possibile non è peccato, né vergogna -, giorno per giorno alle lettrici vengono suggerite tecniche sessuali, posizioni erotiche, pratiche e strumenti con i quali raggiungere l’orgasmo semplice o multiplo.
De Masturbatione
Capozzi Michele, Malatempora, € 15,00
Un semplice atto, il più delle volte solitario, che dà un piacere veloce ma immenso, che disturba le coscienze e mette in crisi... Una carrellata di grandi autori che hanno descritto la masturbazione per quello che è, una soddisfazione carnale alla portata di tutti. Il libro è diviso in due parti, masturbazione femminile (da Saffo a Anaïs Nin e Almudena Grandes) e maschile (da Marziale a Zola a Genet) con immagini a colori. Il tutto commentato dall'autore, pornologo italiano.
L’orgasmo e l'Occidente. Storia del piacere dal Rinascimento a oggi
Muchembled Robert, Cortina Raffaello, € 29,00
È vero che la repressione del sesso ne aumenta la forza? La storia dell’orgasmo è quella del corpo nascosto, dei desideri proibiti, delle interdizioni imposte dai tabù e dalla morale. Sepolti nei sotterranei degli archivi, i documenti che raccontano questa storia sono straordinariamente abbondanti e di una sorprendente forza evocativa. Così l’autore invita a guardare con occhi nuovi un passato spesso raggelato da censure operate in nome della virtù e un presente in cui, abbandonato il modello repressivo, si può cercare senza sensi di colpa quel piacere che si dice carnale...
Piemme, € 12,50
Nella Bibbia il sesso non è per nulla un “tabù”: lo è forse diventato nella cultura occidentale, ma per il popolo ebraico, che faceva della fecondità il punto nodale della relazione di alleanza con Dio, la genitalità non poteva essere riducibile a una questione di vergogna. Infatti, nella Bibbia, di sesso si parla, eccome! Sono moltissime le pagine delle Scritture che celebrano passione e amore romantico, tradimento e adulterio, seduzione e gelosia, amore coniugale e amore omosessuale. Le oltre 100 “posizioni” raccolte in questo libro raccontano, indicano, protestano e invitano a un eros, ora buono ora cattivo, offrendo suggestioni illuminanti per il lettore di oggi e soprattutto per chi voglia costruire una relazione d'amore confrontandosi con una saggezza antica e divina.
Il piacere senza stress. Come superare l'ansia da prestazione sessuale
Toso Emiliano, Punto D’Incontro, € 8,90
Con un linguaggio semplice e accessibile, il dottor Emiliano Toso cerca di rispondere in modo chiaro ed esauriente alle principali domande che molte persone si pongono su un tema scottante e di grande attualità. Basandosi sui principi e sulle tecniche d'intervento della psicoterapia cognitiva e comportamentale, questa guida pratica affronta aspetti teorici e pratici dell’ansia da prestazione sessuale e suggerisce modalità efficaci per affrontare e risolvere definitivamente il problema. Che cos’è l'ansia da prestazione sessuale? Quali sono le sue conseguenze? Perché alcune persone ne soffrono e altre no? Come si può affrontare e vivere in modo sereno e appagante la propria vita sessuale?
lunedì, dicembre 25, 2006
lunedì, ottobre 09, 2006
La ballata delle prugne secche
Direi, innanzitutto, che io non sono proprio la persona giusta per commentare questo libro. Semplicemente per due motivi