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martedì, giugno 28, 2011

Annunciazio' annunciazio'

Il testo di presentazione di Arzibanda 2011.

Sì sì, lo sappiamo che un po’ in tutta Italia si stanno festeggiando i 150 anni dell’unità, ma lasciateci essere orgogliosi di potervi invitare a un altro tipo di celebrazione, ché essere arrivati alla QUINDICESIMA ARZIBANDA è cosa grossa per noi e per tutti quelli che negli anni hanno avuto a che fare con questa sorprendente esperienza.

Questo è dunque un invito per chi crede che sia realmente possibile organizzare il caos e che la qualità sia ancora meglio della quantità, per chi ama condividere un bicchiere di vino tra piazze e piazzette e per chi vuole tornare a vivere le strade del nostro vecchio paese come mai si riesce a fare durante l’anno.

Questa è un’esortazione a godere della gioia e della spensieratezza, dei balli e delle goliardate, di bande sgangherate e di suoni evocativi che accompagnano i sogni. Un invito per chi le maschere da saldatore è abituato a vederle addosso a chi lavora sui binari al sole e non se le aspetterebbe mai sopra un palco indossate da celati musicisti “fuori dal comune”.

È un invito a venire a vedere e a testare con mano come in questa festa tutti possano sentirsi partecipi e tutti siano contenti di dare una mano, sudando a lungo prima e gioendo poi, magari dopo aver montato un palco sotto il cielo estivo o dopo aver cucinato mille arrosticini.

Questo è un invito a venire ad ascoltare Ascanio Celestini e la sua “lezione” sul razzismo, le sperimentazioni musicali dei This Harmony e le atmosfere reggae dei Franziska. A togliere i freni alle gambe con i ritmi balcanici della Zastava e poi ancora a godersi il blues elettronico dei The Cyborgs, la musica per barbieri dei BahBohMah, le rime in romanesco del Muro del Canto e le contaminazioni del jazz gustando un aperitivo multietnico, anche quest’anno offerto dalle comunità degli immigrati durante quella “Festa dei colori” che tornerà a mischiare e unire culture e tradizioni lontane.

Questo è un invito ad aiutarci a rendere Arzibanda ancora una volta speciale; con la vostra partecipazione, i vostri sorrisi e la voglia, genuina, di divertirvi insieme a noi. Se state pensando di farci un regalo, sappiate che questo, a noi, è quello che piace di più!

venerdì, marzo 20, 2009

energie

Qui nell’aria c’è rabbia, e disperazione, e odio. Sentimenti intrappolati nelle ossa di un vecchio hippie costretto su una sedia a rotelle e nascosti su soppalchi sconosciuti; disegnati sulle facce tese di automobilisti stressati e imbottigliati nelle loro vite; che appaiono negli sguardi cupi di casalinghe in carriera mentre viaggiano in tram verso le loro tavole ancora da imbandire o in quelli di un giovane filippino che beve a lunghe sorsate da una bottiglia di gin mentre si ripara da una fitta pioggia che neanche a Manila. C’è rabbia, e disperazione, e odio, mentre i manganelli si alzano su gente inerme, i papi sparlano e i nani e le ballerine fanno la loro parte in un film già visto ormai troppe volte. C’è rabbia, e disperazione, e odio, ma intanto i corpi si intrecciano e le pelli si toccano, il pubblico continua a cantare e le mani si sfiorano. E “cosa racconterai di questi cazzo di anni zero” già lo sai da un po’ ma vorresti ancora “cambiare questa città in un’altra cazzo di città” con la “la lotta armata al bar”. E Giorgio Canali sul palco è un delirio anche se “i cccp non ci sono più” e anche se “il fumo che hai comprato sa di paraffina”. E sei “andato a vedere le luci della centrale elettrica” e nell’aria c’era un po’ meno rabbia, e disperazione, e odio. E le nostre energie, quelle che fino a poco tempo fa dovevamo chiedere in prestito, be’ quelle ora dovranno venirsele a cercare da noi…

mercoledì, febbraio 04, 2009

Dalle città...

Rispondo al telefono cercando di somministrarmi dosi massicce di endorfina autoprodotta, il mio nuovo Mac è fermo in un deposito di Eindhoven e Roma si mostra scontrosa, antipatica quasi ostile con il suo cielo grigiastro e una pioggia costante e infinita che sembra di stare a Londra…
Intanto per le città gira un po’ di tutto: Udine sta per diventare lo scenario di un cambiamento epocale nel nostro modo di raffrontarci con la morte e, forse, anche con la Chiesa Cattolica; a Nettuno le politiche demagogiche dei nostri governanti hanno cominciato a dare risultati vergognosi; Milano e il suo stadio hanno cacciato a forza di fischi un calciatore pagato uno sproposito e dal soprannome improbabile e a Sanremo comincia ad averci un senso anche la partecipazione degli Afterhours.
Dalle mie parti invece, in questi giorni ha girovagato Dominic Molise che, sconfessando il suo alter ego Bandini, ha deciso di restare a Roper, Colorado, invece di seguire i suoi fantastici sogni di gloria e raggiungere la California… Quel diavolo di John Fante, insomma, ha colpito ancora, ma ora scusate vado troppo di fretta: devo raggiungere Hemingway a Pamplona per la festa di San Firmino…


In ascolto: Piromani - Le luci della centrale elettrica

venerdì, giugno 22, 2007

Panzeri: “presto vedremo l’Air Guitar in televisione”

Lele Panzeri, direttore creativo della Lowe Pirella, l’anno scorso è stato tra i promotori del primo Air Guitar Contest italiano tenutosi al Tunnel di Milano, storico locale rock del capoluogo lombardo. Una serata evento in cui gente comune ha avuto la possibilità di sentirsi una star in quello che sta diventando un vero e proprio fenomeno che per lui presto arriverà in televisione.

Panzeri, come vi siene avvicinati al fenomeno Air Guitar?

È un fenomeno che abbiamo visto crescere negli altri paesi. Nel mondo esiste ormai da vent’anni mentra in Italia nessuno ci aveva ancora pensato. Su internet e YouTube però era possibile visionare centinaia di video e allora insieme ad un gruppo di amici abbiamo deciso di provare ad organizzare il primo Contest italiano in maniera un po’ casalinga ma efficace.

Come è andata?

Direi benissimo. È chiaro che quando si fa una cosa per la prima volta si è sempre portati a dire che è stata magica, ma mai come in questo caso è la verità. L’air guitar è un fenomeno spontaneo e lo abbiamo vissuto come tale pasando una serata molto divertente. La serata al Tunnel di Milano ha avuto un gran sucesso tra il pubblico tale che stiamo già pensando ad una nuova edizione per l’autunno prossimo, ma questa volta vogliamo fare qualcosa di più concreto cercando di coinvolgere anche degli sponsor.

Pensa che si possano trovare sponsor interessati?

Assolutamente. Quella dell’air guitar è una realtà che coinvolge molti giovani e è facile che l’onda di questo fenomeno possa essere presto cavalcata anche commercialmente dagli sponsor. Io lo vedo come il corrispondente maschile e rock di “Non è la rai” o quello giovane della “Corrida”. È un fenomeno molto televisivo, e non dubito che presto lo vedremo su qualche rete. Del resto si tratta anche di volersi mostrare e in un periodo come questo in cui in tv si fa la fila per apparire…

Si è chiesto Panzeri cos’è che spinge le persone a salire sul palco per mimare un pezzo rock senza strumenti?

Per me non c’è tanto da chiedersi in realtà. La passione per il rock ha sempre generato il fenomeno del suonare davanti allo specchio per assomigliare a un rocker famoso. Per questo non c’è bisogno nemmeno di fare allenamento, lo si fa e basta. Una cosa è certa: ci vuole veramente una gran bella faccia tosta, perché le assicuro che farlo davanti a mille persone da un impatto molto violento per chi non è un professionista. Non è per niente facile a differenza di quanto sembra.

E volendogli dare una valutazione sociologica?

Se proprio vogliamo darla direi: la rivincita di chi per tutta la vita ha comprato musica e biglietti musicali. Ma direi che la definizione che abbiamo adottato è ancora più esplicativa: il carnevale dello stronzo qualsiasi che diventa star per una sera. L’Air Guitar è una via di mezzo tra l’oratorio e il club mediterranee, la spontanea associazione a delinquere, l’happy hour e la festa in discoteca. È veramente popo nel senso di popolare, un fenomeno molto carino perché le rock star siamo noi per una volta. C’è dentro quasi una vena di rivoluzionaria in tutto ciò.

giovedì, giugno 21, 2007

Musica indipendente, oggi lo sciopero

Appuntamento oggi con la giornata di sciopero contro i grandi network radiofonici colpevoli di non inserire nelle proprie programmazioni la musica indipendente e quella dei giovani gruppi emergenti. Una giornata di protesta in cui Audiocop, l’associazione che riunisce più di cento etichette indipendenti, chiede agli ascoltatori di spegnere le radio che fanno capo alle grandi multinazionali del disco e trasmettono musica seguendo le regole delle Playlist e del Music Control. Ne abbiamo parlato con Enrico Capuano, cantatutore romano da sempre in prima linea nel proporre la musica indipendente e oggi conduttore di “Radio Casbash”, trasmissione in onda da settembre e fino a fine giugno su Teleambiente. Capuano, lei si è sempre impegnato per promuovere la musica indipendente. Da dove nasce questo bisogno? La musica indipendente rappresenta un panorama troppo interessante per essere messo da parte come fanno i grandi network. Io faccio trasmissioni ormai da 25 anni (la prima su Radio Onda Rossa a 13 anni, ndr) e ho sempre cercato, nelle mie esperienze, di dar voce alle realtà più interessanti della musica indipendente e emergente perché è proprio da questo settore che possono arrivare proposte nuove e originali. Meritano più spazio di quello che hanno attualmente e quindi per me è giustissimo creare nuovi spazi per dargli più possibilità. È da questo bisogno che nasce “Radio Casbash”, una trasmissione in cui gli artisti indipendenti hanno spazio e visibilità per la promozione della loro musica e dei loro videoclip. È da qui che nasce anche la voglia di diventare testimonial dello sciopero? Sì, perché abbiamo deciso di lanciare un segnale, un appello. Non è che vogliamo fare una manifestazione contro le radio, ma fargli capire che ci siamo anche noi. Non chiediamo certo di rivoluzionare i palinsesti, ma di dare un po’ più di spazio agli indipendenti perché adesso, se si esclude “Demo”, nessun’altro si occupa del fenomeno. Dovrebbero capire che il nostro settore ha delle grandi potenzialità e che dargli un po’ di visibilità è ormai necessario. Insomma, se Capuano e Piotta riescono a suonare sul palco del primo maggio facendo ballare 500 mila persone vuol dire che la musica indipendente varrà pure qualcosa. Io in fondo posso ritenermi fortunato visto che tra gli indipendenti sono uno di quelli che suona di più in giro per l’Italia e anche per questo sono in prima linea come, diciamo così, “speaker” di tutto il settore. Quindi secondo lei le radio non hanno tutte le colpe? Le radio, purtroppo, fanno parte di un circuito difficile da cambiare, ma non sono le uniche ad avere colpe. Io vedo nella musica italiana quelllo che purtroppo accade in tanti altri settori; una sorta di lobbismo che consente a gruppi con appoggi alle spalle di arrivare al successo anche con cattiva musica e l’impossibilità all’accesso di certi canali per chi non è appoggiato da nessuno. Le idee ci sono e sono anche buone, ma a certi livelli diventa veramente difficili farsi conoscere. Sembrerà strano, ma nel 2007 c’è ancora una forte distinzione di classe anche nella musica che invece è un “diritto” del popolo e come tale dovrebbe essere salvaguardato. Quali sono le soluzioni per Capuano? Io mi rivolgo soprattutto ai più giovani. I gruppi emergenti devono sforzarsi di fare cose interessanti. Produrre qualcosa di originale, con professionalità e approfondendo le proprie passioni. Devono partire da loro stessi per creare interesse. Ma a questo deve far seguito anche l’attenzione del pubblico. Quello che non vedo oggi è l’interesse per le nuove idee come accadeva ad esempio negli anni ’70 quando c’era una grande disponibilità verso i nuovi ascolti. Per le soluzioni da attuare subito invece mi piace l’idea di Sangiorgi, quella di creare un canale satellitare Rai dedicato interamente alla musica indipendente, ma in questo dobbiamo essere tutti più forti e far sentire la nostra voce anche al “tavolo della musica” per far sì che le promesse diventino presto realtà.

venerdì, giugno 15, 2007

Sangiorgi: “Creiamo RaiSat Musica per far crescere la musica italiana”

I primi risultati ottenuti dal “Tavolo della musica” in questi giorni hanno soddisfatto quanti si stanno impegnando per il miglioramento della condizione della musica italiana. Alla soddisfazione espressa ieri, su Off, dal Presidente della Commissione Cultura Pietro Folena, si aggiunge oggi quella di Giordano Sangiorgi, presidente di Audiocoop, il primo a scendere in campo nell’organizzare un soggetto in grado di far riunire allo stesso tavolo Governo e maggiori associazioni musicali italiane. Ora Sangiorgi si dice “estremamente soddisfatto” di quanto il “Tavolo della musica” sia riuscito a fare fino ad ora, e chiede che a questo primo passo faccia seguito un lavoro continuo e duratore per riuscire ad arrivare presto ad una nuova legge per la musica.
Presidente Sangiorgi, il “Tavolo della musica” comincia a far vedere i primi risultati. Soddisfatti? Decisamente sì. Abbiamo sostenuto sin dall’inizio il progetto e ora ne otteniamo finalmente un riconoscimento positivo. Ritengo che questo sia un soggetto da utilizzare ormai anche negli altri rapporti per arrivare presto a soluzioni utili e condivisibili. Per ora abbiamo ottenuto risultati straordinari; per la prima volta un Governo si è impegnato in prima persona a favore della musica. Quello dell’accordo sulla promozione della musica italiana all’estero è già un grande passo, ora aspettiamo anche che vengano attuati gli sgravi fiscali previsti dal ministro Visco. Un primo grande passo. Come si spostano ora gli obiettivi? Per quanto riguarda la promozione all’estero ci eravamo già attivati come Audiocoop per partecipare al PopCom, una delle più grandi fiere musicali che si svolge a Berlino, e a cui ora parteciperà anche il tavolo della musica, mentre al Mei di Faenza di novembre inviteremo tanti operatori stranieri. Sul Tavolo poi ci sono altre proposte che presto verranno analizzate. Ieri Folena ha parlato di una possibilità di inserire la tematica della musica in Rai? Sarebbe una grande possibilità data alla nostra musica. Il progetto che abbiamo messo sul tavolo noi è quello della creazione di un canale tematico. L’idea è quella di creare “RaiSat Musica”, un canale satellitare che preveda anche un grande portale on-line perché non possiamo comunque correre il rischio di rimanere tagliati fuori dal grande mercato digitale e per far sì che il grande patrimonio musicale italiano, storico e moderno, possa avere una grande visibilità. Un portale cliccabile dai siti della Rai di Audiocoop e del Ministero dei beni Culturali per creare un rapporto collaborativo tra pubblico, attraverso l’archivio di Stato, e privato, grazie agli artisti che metterebbero a disposizione la propria opera. A questo tema si è mostrato molto attento anche il ministro Gentiloni e speriamo di riuscire ad arrivare presto alla realizzazione del progetto. La Musica italiana si aprirebbe così alla multimedialità. La musica italiana corre il rischio di perdere visibilità se non si trovano soluzioni che tengano conto delle nuove tecnologie e della loro interconnessione. Abbiamo pensato a questo progetto perché solo con la Tv rischieremmo di essere già vecchi e solo con il web, invece, il rischio è quello di non essere capiti abbastanza e di essere fagocitati dal grande merato. Intanto Audiocoop però è anche impegnata nella giornata di protesta contro i grandi network radiofonici del 21 giugno. Purtroppo i grandi network non hanno mai voluto partecipare al “Tavolo della musica” e continuano ad essere indifferenti alla produzione di musica italiana indipendente. Gli ultimi dati sono ancora più preoccupanti. All’ultimo convegno organizzato da Audiradio non parteciperà nemmeno “Aeranti Corallo”, l’associazione che riunisce delle radio locali e l’ultima chart dei singoli più trasmessi dalle radio parla chiaro; solo sei dischi italiani nei primi 40. I grandi network, purtroppo, continuano ad essere asserviti alle grandi multinazionali e a non collaborare con noi. Appuntamento nella giornata della festa della musica allora. Sì. Coglieremo l’occasione della festa della musica per cercare di sensibilizzare l’opinione pubblica. Tante sono state le adesioni e tante saranno anche le iniziative che abbiamo in programma in tutte le città. A Milano presso la Fnac i set acustici di Vallanzaska, Garretti, Black Eyed Dog. A Faenza il concerto in Piazza Nenni del pianista jazz Franco D’Andrea e il suo New Quartet e a Roma, davanti alla sede della Siae, il concerto di Capuano e Piotta.

giovedì, giugno 14, 2007

Sinead O' Connor canta il Vecchio Testamento

Quella di Sinead O’Connor che strappa la foto di Papa Giovanni Paolo II rimarrà alla storia come una delle immagini mediatiche più forti di sempre. Era il 1992 e quella sera negli studi della Nbc, dove si trasmetteva il “Saturday night live”, più di qualcuno rischiò le coronarie per quel gesto di protesta verso le testimonianze di abusi su minori nelle scuole cattoliche irlandesi e la relativa difesa della Chiesa e del finanziamento del Vaticano per le spese legali dei sospetti. Oggi, dopo 15 anni, la O’Connor torna sulla scena con un nuovo disco che, per i temi trattati, non può non far tornare alla mente la sua performance, anche se la 40enne cantante irlandese ha sempre preferito soprassedere sull’argomento, salvo poi riservare un trattamento particolare all’attuale pontefice, definito recentemente “un Papa per cui non si prova nulla: tiepido, freddo, che non è né carne né pesce, come dicono le Scritture”. L’ultima fatica della O’Connor si chiama “Theology”, un album dai contenuti teologici basato, come spiega lei "Sul Vecchio Testamento, quello meno conosciuto e più affine alla sensibilità di un'artista." Un lavoro nato nell’anima di Sinead, cattolica irlandese, ma sempre pronta a condannare le gerarchie ecclesiastiche e le organizzazioni religiose, che con “Theology” ha dichiarato di voler “semplicemente fare qualcosa di bello, qualcosa di bello che mi ispira" in quella che è la sua risposta personale a quello che è successo e che influenza la vita di tutti in tutto il mondo dall'11 settembre 2001, “un tentativo di creare un posto di pace in tempo di guerra”. Il disco, pubblicato in Italia dalla Radiofandango di Procacci e Senardi, su etichetta That’s Why There’s Chocolate and Vanilla, è un doppio album, ovvero diviso in due dischi. Il primo, “Dublin Session”, prodotto da Steve Cooney, il secondo, “London Session”, da Ron Tom. Il primo cantato in versione acustica, il secondo realizzato con band e orchestra, ma che propongono un programma quasi identico. "Theology", in cui la O’Connor interpreta anche salmi sacri e versi estratti dai libri di Giobbe, Isaia e Geremia, contiene 8 canzoni inedite: "Something beautiful", "Out of the depths", "33", "Dark I am yet lovely", "If you had a vineyard", "The glory of Jah", "Watcher of men" e "Whom so ever dwells". E tre cover: un omaggio all’orgoglio afroamericano con una versione soul di "We people who are darker than blue" di Curtis Mayfield, inno al rispetto di sè; il tradizionale spiritual reggae "Rivers of Babylon" con il testo riscritto da Sinead O'Connor e un'interpretazione feroce di "I don't know how to love him" (tratta da "Jesus Christ Superstar") della coppia di autori Andrew Lloyd Webber e Tim Rice che una volta ascoltata l’interpretazione ha dichiarato: "La voce magnifica di Sinead O'Connor mi ha permesso di trovare nuove prospettive in una canzone che è parte della mia vita dal 1970. Riesce sempre a cogliere la profondità di ciò che canta, che sia un lavoro suo o di altri. Sono contento di essere uno degli altri in questa occasione". Un perfetto biglietto da visita per una donna che attraverso le sue canzoni vuole ora “trasmettere con la musica qualcosa di bello, stimolare chi ascolta alle proprie meditazioni spirituali, ed esprimere gratitudine al Creatore”.

venerdì, marzo 23, 2007

“Delinquenti”, il nuovo disco della rock band che arriva dal carcere

Quella dei “Presi per caso” è una di quelle storie che troppo poco spesso vediamo raccontate in televisione, e che magari, quando un direttore di rete decide di fare una scelta coraggiosa, vengono relegate in programmi di seconda o terza fascia oraria. Il mondo carcerario sui media, negli ultimi mesi è tornato sì ad occupare un notevole spazio, ma solo perché la discussione sulla legge per l’indulto ha suscitato non poche reazioni sia nel mondo politico che nella società civile. Ma quello che ci insegnano i “Presi per caso” è che, in fondo, il carcere può essere ben altra cosa se inteso come tentativo di reinserimento nella società, forse proprio quello che sta mancando ai detenuti scarcerati in seguito alla legge del ministro Mastella. “Presi per caso” è questo, ma non solo. Perché l’intento della compagnia di detenuti, ex-detenuti e non-detenuti nata all’interno del carcere di Rebibbia è quello di comunicare il carcere in forma artistica per rompere il muro tra società dei reclusi e società dei liberi. Loro raccontano storie che parlano di carcere, ma lo fanno con il sorriso, perché “spesso, ridendo si riflette meglio”. “Presi per caso” è un progetto ampio, che parte proprio dalla considerazione che troppo spesso si parla di carcere e di detenuti attraverso stereotipi che mal si addicono con la realtà della vita carceraria, per questo motivo nasce l’idea e la voglia di contrapporre un nuovo modo di parlare di carcere, attraverso il sorriso e le arti, per provare a convincere dell’inutilità e soprattutto della controproduttività di questa istituzione. Un progetto ampio dicevamo, che comprende una compagnia teatrale e, soprattutto, una rock band che ha cominciato otto anni fa quasi per gioco, proponendo inizialmente concerti per le famiglie dei detenuti, e che ora si ritrova a suonare sempre più spesso anche all’esterno del carcere. Una formazione, come tengono orgogliosamente a ribadire i protagonisti dell’iniziativa, in continuo mutamento, perché scarcerazioni e arresti influiscono direttamente sulla composizione del gruppo, che al contrario delle grandi band internazionali, vivono con piacere ogni dipartita dalla formazione originale visto che ciò significa l’uscita dal carcere di uno dei componenti. Una band che ha vissuto due stagioni differenti, segnate da una diversità nella gestione della vita carceraria che ha influenzato anche le contaminazioni musicali. Dal 1996 al 2001, il regime carcerario imposto dall’amministrazione era molto severo e la produzione del gruppo era caratterizzata dall’uso massiccio di chitarre rock e distorsioni, con testi e liriche segnate da un sottofondo malinconico a descrivere lo stato d’animo dei reclusi. Diverso il periodo che dura ancora oggi, segnato da una forte apertura dell’amministrazione penitenziaria e dal Tribunale di Sorveglianza che ha consentito più di una volta al gruppo di uscire “allo scoperto” per presentare le proprie opere al pubblico esterno alle mura carcerarie. Così se del primo periodo rimangono solo alcune registrazioni video effettuate dall’amministrazione, il secondo è caratterizzato da una ben più ampia produzione, caratterizzata dal debutto nel mondo dei liberi, nel 2004, con un musical carcerario, “Radiobugliolo”, scritto e musicato da Salvatore Ferraro (membro e chitarrista della band dal 1998), diretto da Michele La Ginestra e rappresentato per quattro settimane al Palladium di Roma. Gran successo di pubblico e il primo disco omonimo che di lì a poco vedrà la luce riproponendo i pezzi dello stesso spettacolo. A febbraio, la band ha presentato il suo nuovo disco distribuito in tutta Italia, “Delinquenti”, 8 tracce di puro “Cabarock Penitenziario”, descritto come un lavoro “pieno di ironia, di storiacce di mala dal ridere e il solito filo di amarezza per i compagni che stanno in carcere e che non vogliamo dimenticare mai”, ma anche un omaggio a chi dal carcere non è riuscito ad andarsene mai, come Giorgio Capace, primo front man del gruppo, morto dopo una lunga malattia contratta durante il periodo di reclusione; per liberarlo idealmente, ora il cantante del gruppo deve essere per forza un uomo libero.

mercoledì, marzo 21, 2007

La valvola di sfogo per intelligenti disadattati? L’heavy metal

E noi che li immaginavamo seduti su un sofà, magari con un libro in mano, ad ascoltare Chopin o Bach. Niente di tutto ciò. I giovani secchioni di una volta, oggi sono gli headbangers più incalliti. O almeno questo è ciò che emerge da una ricerca condotta dall'università di Warwick e presentata ieri alla conferenza della British Psychological Society, che ha esaminato i gusti musicali di 1.057 ragazzi membri della National Academy for Gifted and Talented Youth, un’associazione che raggruppa i giovani tra 11 e 19 anni con i voti migliori rispetto alla media nazionale. Secondo i risultati dalla ricerca, l’heavy metal risulta essere il genere preferito dagli adolescenti con il quoziente intellettivo più alto. La causa? La loro intelligenza, superiore alla media, gli impedisce di stabilire facilmente relazioni sociali e questo tipo di musica è l’unico che gli consenta di sfogare la propria frustrazione. Lo psicologo che ha condotto lo studio ha confermato questa tendenza: secondo Stuart Cadwallader infatti “la percezione diffusa è che gli studenti di talento amino la musica classica e trascorrano molto tempo a leggere. È vero che alcuni studi collegano l’heavy metal a cattivi risultati scolastici e alla criminalità, ma abbiamo trovato un gruppo di persone che contraddice tutto ciò. Sono ragazzi che fanno fatica ad inserirsi, sono stressati e perciò ascoltano questa musica”. In base alla ricerca, tra i ragazzi intervistati, il 39% ha indicato il rock come genere musicale preferito ed un terzo ha incluso il metal nei cinque generi favoriti. In confronto, solo il 14% ha affermato di amare la musica pop. Niente note per rilassare le menti dunque, piuttosto una sana scarica di adrenalina, capace di capovolgere insoddisfazioni personali e stress accumulato. E per noi sembra essere arrivato il momento di immaginarci un nuovo stereotipo: quello del giovane intelligente ma disadattato che poga sotto un palco al ritmo degli Iron Maiden.