venerdì, giugno 03, 2005
mattina
Ti senti mai uno strano pallone sulle spalle?! Dai, non mi dire che non ti è mai capitato di svegliarti la mattina e sentirti la testa grossa come un pallone, che solo ad alzarti dal letto ci metti mezz'ora. Che non avresti voluto prendere gli impegni che hai preso solo il giorno prima (tipo fare gli articoli per kaput o andare al lavoro) perché lei pesa come un macigno. Che ripensi e ripensi ma non riesci a ricordare nemmeno l'ora in cui sei andato a dormire, sai solo che sei sprofondato nel letto come nelle sabbie mobili, che ricordi a mala pena tutte le cazzate che si sono dette attorno al camino e non hai idea di quante cicche ti sono passate tra le mani, che ti svegli cercando di ricordare almeno i sogni che hai fatto ma sai già che se non erano sogni erotici non li ritroverai mai nel pallone. Che quando ti alzi lo stomaco è una bagnarola. Che la prima tazza di caffè ti aiuta solo ad alleggerirne il peso e ad aprirti gli occhi. Ci vorrebbero solo altre ore sotto le coperte, con le luci spente e il mondo chiuso al di fuori delle tapparelle, ci vorrebbe che nessuno ti chiamasse e facesse strillare quel marchingegno del cellulare, ci vorrebbe un massaggio shiatzu, o ci vorrebbe un semplice spillino per scoppiare il pallone.
giovedì, maggio 05, 2005
medaglia d'oro
25aprile45-25aprile05. Sono passati sessanta anni dal giorno che ha segnato la storia d'Italia. Quel giorno le truppe alleate facevano il loro ingresso trionfale nella capitale portando così a termine l'opera di liberazione a cui avevano contribuito, in maniera decisiva, i gruppi partigiani. Ma come ogni conflitto, la grande guerra lasciò indelebili i segni del suo passaggio, così Capistrello, ancora oggi, ricorda uno dei crimini più efferati commessi dall'esercito tedesco in ritirata. Il nostro paese sessanta anni dopo è stato insignito della medaglia d'oro al "merito civile" per l'eccidio dei 33 martiri. Un riconoscimento molto importante, ma allo stesso tempo solo una magra consolazione per chi ancora oggi cerca la verità e i colpevoli di quella strage. Una verità nascosta per tanti anni negli armadi di uno stato che sembra aver paura a scavare nel proprio passato. Oggi più di ieri, comunque, questa medaglia d'oro assume un valore altamente significativo. Il ritorno allo scoperto di alcuni movimenti neofascisti, che tanto hanno a che vedere con le ideologie e i metodi del passato dimostrano come ancora oggi ci sia bisogno di ricordare quello che il nazifascismo ha rappresentato per la nostra storia. Non dimenticare è necessario per evitare che qualcosa di simile possa accadere di nuovo. Questa medaglia d'oro può e deve ricordare a tutti che la nostra Costituzione si basa sui valori della Resistenza e dell'antifascismo. Questa medaglia d'oro può e deve servire per aprire le coscienze di chi crede sia giusto riconoscere la pensione di guerra ai repubblichini di Salò. Questa medaglia d'oro può e deve rendere onore a chi il 4giugno1944 è stato brutalmente ucciso in nome di una spietata "logica" di guerra.
martedì, maggio 03, 2005
riflessioni televisive
La tv la guardo poco, la maggior parte delle volte per noia. Stasera (quasi notte in realtà) però il palinsesto televisivo offre, più del solito, qualche spunto interessante. Nell'ordine: 1) il salottino nazionale è particolarmente animato perché si parla di una di quelle storie che sembrano fatte apposta ad hoc per distogliere l'interesse su problemi degni di ben più attenzione, ed è un via vai di personaggi e opinionisti del momento più vari, dal ministro censore alla "starlette" di turno. 2) il vecchio giornalista d'inchiesta continua nella sua, ormai storica, impresa di cercare e di svelare misteri italiani e internazionali, chi ha ucciso Kennedy? 3) i soliti programmi di attenzione alle microstorie, i racconti di vita di chi non fa una vita normale, ma la vive con molta più dignità degli altri. Come si chiama? Ah si, tv di qualità. Qualcuno la conosce? 4) il canale nazional alleato cerca di buttare merda addosso ad un vecchio leader comunista e ogni tanto manda un po' di pubblicità con tette e culi in bella mostra. 5) imperdibile, interpretazioni da oscar, quello che tutta Italia aspettava... la fiction sui calciatori!!! Io penso che se noi ci vediamo ste cose è logico che poi il paese va così in merda. 6) pubblicità (vedi 4). Ogni tanto manda un comico su un palco. Gli attori di cabaret ormai sono mandati in onda con tempi ridottissimi, e spesso sul palco ci mandano pure chi non fa ridere, però ce ne sono certi che provano ancora ad usare la satira, peccato che quelli che potrebbero farlo sono in qualche altro posto a scontare le loro pene... 7) il Bobolare Brogramma di giudici e avvocati del Galcio Barla di moviola in campo, di prova tv, di doping, di tolleranza zero per gli ultra, di bilanci falsi spalmati come fossero maionese. Aiuto! Perché nessuno parla più di Galcio? Seguono vari canali di tv private con telefoniste in bella mostra...
venerdì, marzo 11, 2005
i nostri cari amici
Giuliana VIVA, ferita, accolta dall'abbraccio di tutto il popolo della pace, che ha condiviso con i suoi familiari ed i suoi colleghi del Manifesto un mese di angoscia e inquietudine. Calipari ASSASSINATO e omaggiato con funerali di stato , che non serviranno certo a lenire il dolore di moglie e figli per una vita rubata dal cosiddetto "fuoco amico".
È questo il resoconto di una storia che rimarrà uno dei momenti più paradossali, e sicuramente più bui, della storia d'Italia.
Non mi faccio illusioni, la verità su questo episodio non la sapremo mai... Si, perchè ci sono di mezzo i "nostri cari amici americani"! Proprio quelli che il nostro governo gli lecca il culo un giorno si e l'altro pure per rimediare qualche litro di petrolio. Quelli che hanno iniziato una guerra infischiandosene del diritto internazionale e continuano a mietere ogni giorno vittime tra la popolazione civile. Bush e company si sono dichiarati dispiaciuti dell'episodio, ma subito dopo hanno fatto capire che la colpa non è degli Usa, i suoi soldati hanno rispettato le normali procedure di ingaggio... come dire: gli incompetenti funzionari italiani hanno sbagliato!!! Invece no! Bush può dire quello che vuole, Berlusconi può anche credere a quello che gli racconta, Fini può pure prendersela con il destino (ma siamo seri!) ma la verità è solo una: gli Stati Uniti d'America sono colpevoli dell'omicidio di Calipari così come sono colpevoli delle centinaia di migliaia di morti avvenute in questi anni di guerra preventiva, che siano state causate dai bombardamenti o dal fuoco amico. Spero sia chiaro a tutti, quello che è successo alla macchina dei nostri connazionali in Iraq è cosa all'ordine del giorno per la popolazione civile. Per i "nostri cari amici", la morte di Calipari è solo un piccolo incidente di percorso come una bomba che cade su un ospedale, giustificato in una maniera o nell'altra, ma giustificato.
Dalla classe politica del paese arriva nelle nostre case l'appello a non fomentare l'antiamericanismo; si dovrebbero invece preoccupare, i nostri governanti, di non essere così servili ai "nostri cari amici", che se ne infischiano di tutto e di tutti e proseguono il loro progetto di imperialismo assoluto anche a nostre spese.
venerdì, marzo 04, 2005
LO ZAINO
Umberto e Chiara si sono svegliati presto, sono attesi entrambi da una lunga giornata.
Caffè, succo alla mela verde, pane tostato e nutella vengono consumati con calma attorno al tavolo che porta ancora i resti della cena del giorno prima. Una cena turbolenta, in cui si è sfiorato quasi di arrivare alle mani. I toni si sono alzati in pochi istanti. La madre non sopporta più quelli che chiama i "viaggi della speranza". Con quello di oggi sono almeno quindici i provini di Chiara solo negli ultimi tre mesi. Non ce la fa a vedere la figlia che non vede realizzati i propri desideri di attrice, ma come al solito ha sbagliato i modi. Irascibile e orgogliosa, Chiara non le ha mandate a dire. A Umberto ora, non resta che sorvolare sull'argomento per non rischiare di riaprire la discussione con la sorella. E poi, lui, ha altro a cui pensare, si vede lontano un miglio che è concentrato su tutt'altro. Il tragitto verso la stazione è breve e i due sono taciturni. Il treno per Roma è alle otto e dieci, ma sulla linea più obsoleta del centro Italia c'è poco da stare tranquilli. Infatti. La voce della signorina di turno al megafono della stazione suona beffarda per tutti i pendolari in attesa sulla banchina. Il primo treno non passerà prima di quattro ore. Tutto il nervosismo di Chiara, accumulato per il provino e per la discussione della sera prima, trova sfogo su Umberto, come se fosse lui il colpevole. Sorvola anche su questo, c'è da pensare a come arrivare a Roma al più presto, altrimenti addio appuntamento. Non resta altra scelta che prendere l'auto appena parcheggiata vicino al piazzale degli autobus, sempre che la vecchia pegout 205 ce la faccia a sopportare lo sforzo. Il viaggio dura poco più di un'ora, ma i due rimangono in silenzio anche questa volta. Umberto voleva evitare a tutti i costi di viaggiare in auto, troppo pericoloso per lui, non è affatto tranquillo. Al casello una lunga fila di auto, Chiara bestemmia perché è sicura che farà tardi, Umberto immagina che siano tutti i pendolari rimasti appiedati dal treno e gli viene quasi da ridere. All'uscita di cinecitta un'altra coda, questa volta sono le aspiranti per un posto da maresciallo al posto della Marcuzzi, Chiara bestemmia perché secondo lei sono tutte troie, Umberto, stavolta, bestemmia anche lui, non manca che un'ora all'appuntamento. Fa altri duecento metri in un quarto d'ora, decide di far scendere Chiara alla fermata del tram e in bocca al lupo. Lui invece imbocca la Casilina, si ferma al primo semaforo, pensa che li becca sempre rossi, si sforza di non bestemmiare. D'improvviso una lunga frenata, neanche il tempo di guardare dallo specchietto che la botta lo fa sobbalzare sul sedile. È un secondo, guarda dal finestrino, lo stronzo riparte lasciando sull'asfalto tre quarti delle sue gomme e si infila in una stradina. Lui riesce a prendere la targa e si promette che gliela farà pagare cara, molto cara. In qualsiasi altra situazione Umberto avrebbe seguito quell'auto anche a piedi, ma ora non c'è tempo. Trenta minuti o addio affare. La vecchia pegout ha retto bene, manca un faro, ma non ha importanza. Umberto pensa allo zaino e diventa color cera in un nanosecondo. Decide di controllare con il cuore che gli va a duemila. Sembra ok. Può ripartire. Arriva con tre minuti di anticipo. Nicola lo aspetta fuori dal portone della sua palazzina di piazza Malatesta, gli prende quasi un colpo a vederlo arrivare in macchina e lo maledice per il rischio che ha corso. Se sapesse del tamponamento potrebbe anche svenire. Umberto sorride malizioso, gli dice di non preoccuparsi, che è tutto a posto, che ce l'ha fatta anche questa volta e che dell'Umbi ci si deve fidare, sempre. Apre il cofano, prende lo zaino e insieme salgono al terzo piano della palazzina. È fatta anche questa volta.
mercoledì, gennaio 12, 2005
CIAO NONNA
Oggi è morta mia nonna, se n'è andata portandosi dietro le sofferenze fisiche di una breve agonia ed il dolore per non aver avuto al suo capezzale uno dei suoi tre figli (che stronzo). Mi rimarranno per sempre le chiacchierate con lei a ridosso del camino. I suoi, erano racconti di una generazione che ha vissuto la grande guerra e si è sempre fatto un culo grosso così per sopravvivere. Ciao nonna, grazie per avermi insegnato tanto!
lunedì, dicembre 27, 2004
qualcuno
Di nuovo fine anno...
Per qualcuno è arrivato il momento di fare i conti e
qualcuno non si può permettere di fare conti.
Qualcuno si aspetta che il prossimo anno sarà migliore e
qualcuno sa già che sarà tutto come prima ma, in fondo, ci spera lo stesso.
Qualcuno quest'anno, e quello prima e quello prima ancora, ha visto cascare bombe intelligenti sulla propria casa.
Qualcuno mi ha detto che quest'anno niente, ma l'anno prossimo se ne va in vacanza cascasse il mondo.
Qualcuno quest'anno si è stirato la pelle e si è rimesso pure i capelli.
uno che si è stirato la pelle e si è rimesso pure i capelli fa il presidente del consiglio.
Qualcuno a Natale è andato in America per vedere se con la rielezione di Bush gli facevano storie per la barba e i capelli lunghi
Qualcuno sta per finire l'Università e poi non sa che cazzo fare.
Qualcuno da qualche parte sta aspettando il millennium bug con 5 anni di ritardo.
Qualcuno invece sta aspettando un piccolo contributo dal comune, per le manifestazioni che ha organizzato in un paesino della marsica che si chiama Capistrello.
Qualcuno in quel paese aspetta che arrivi il metano per risparmiare sul riscaldamento.
Qualcuno quest'anno voleva passare il capodanno alle Maldive.
Così ci si dimentica facilmente di qualcuno che alle Maldive ci viveva da povero, e l'acqua se l'è portato da un'altra parte.
Qualcuno ha gioito per la propria squadra del cuore.
Qualcuno (il sottoscritto lo sa bene!) non gioisce per la propria squadra del cuore da troppo tempo.
Qualcuno ha fatto un incidente, qualcuno ne ha fatto più di uno.
Qualcuno è tornato e qualcuno è ripartito.
Qualcuno lavora fuori e qualcuno torna ogni quindici giorni.
Qualcuno mi ha fatto masterizzare "live in Volvo" di Capossela... che strippo...
Qualcuno quest'anno si è fidanzato ed è come se avesse vinto alla lotteria.
Qualcuno si è lasciato ed è come se avesse vinto al superenalotto.
Qualcuno mi ha fatto stare bene per un anno intero.
Qualcuno si è stufato di scrivere "qualcuno"...
martedì, dicembre 07, 2004
IL MEGAPARCO
"Dite la verità?!!!!!!! Credevate veramente che il mondo del divertimento avesse raggiunto mete insuperabili!!!" Le nuove eroine del sexy-show, le gemelle Luana e Eva Velina iniziarono così la loro performance sul megapalco allestito nel megaparcheggio del nuovissimo megaparcodidivertimenti della LUDOSADOGAME. In tutto sarebbero dovute stare sul palco per circa un quarto d'ora, ma alla fine, gli addetti alla security, dovettero portarle fuori a forza. Credendo di far parte della casa del grande fratello 25, da regolamento chiedevano quantomeno di essere prima nominate. Dopo di loro si sarebbe svolto il megaconcerto in playback dei Dick Boys, la boyband più famosa del momento, che per la gioia delle teenagers avrebbero "indossato" solo l'ultimo sleep del famigerato stilista dolce, staccatosi da gabbana quando quest'ultimo se l'era svignata in Jamaica con un indossatore senegalese. Trasmissioni televisive indiscrete dichiaravano che lo stesso dolce si consolasse nel backstage con un acrobata nano. Alla fine dello spettacolo, le porte del più maestoso parco giochi della capitale si sarebbero schiuse per consentire l'ingresso degli allibiti clienti. L'ingresso era gratuito per i primi cinquanta e la ressa cominciava a farsi insostenibile quando l'incaricato della gestione dell'ordine pubblico, il Sadico, diede l'ordine di sparare sulla folla le prime scariche di adrenalina in mini siringhe, queste si infilavano sotto pelle e venivano metabolizzate dall'organismo in pochi secondi. Un turista genovese, sfortunatamente colpito da una siringa in testa non resse l'entusiasmo e si diresse di corsa verso il cancello, ma riuscì a malapena a superare il limite invalicabile che i supercops governativi lo falcidiarono all'istante; accadevano sempre questi spiacevoli episodi nelle adunate pubbliche. Il presidente tardò appena due minuti, rispetto al cerimoniere, per premere il pulsante che avrebbe dato vita al miracolo, solo il tempo necessario per l'arrivo dei ricicla corpi, che inscatolarono il turista genovese e lo spedirono a casa con spese a carico del destinatario. Le campane allucinogene iniziarono i loro crepitanti rintocchi e, in preda a deliziose volgarità mentali, il pubblico potè ascoltare la voce di mikey trip: "signori e signore, vecchi e bambini, sfatti e strafatti, ricchi e poveri ma soprattutto ricchi! ecco a voi lo spettacolo + spettacoloso del mondo!" seguirono alcune istruzione per il mantenimento della sicurezza, ma come al solito nessuno ci fece caso e i pochi che le ascoltarono le dimenticarono appena varcato l'ingresso. Capire cosa fare appena entrati in un parco della ludosadogame non era facile, tante erano le strade che portavano verso i più disparati luoghi di svago, questa volta però i dirigenti avevano pensato proprio a tutto, ogni strada era visionata da hostess addette all'illustrazione del percorso, qualche cliente però se ne fece un'idea sbagliata e si gettò impunemente su una biondona di sesta misura, la stessa non ci mise più di un'ora a cambiare mestiere e ad offrirsi ai clienti per un minimo di trentaeuro, quando si dice saperci fare negli affari. Dopo una settimana le hostess, e anche qualche stewart, avevano divise più succinte e dovevano pagare una percentuale ai papponi aziendali. Il parco si sviluppava su 10 lunghi viali. Il primo (pully street) era un simil-asilonido con baby sitter, l'ultimo era una simil-casadicura con splendide nonno-sitter in bikini. Tutti, e a tutte le età potevano divertirsi e godere dei benefici del megaparco, famiglie intere ci passavano i loro fine settimana: le mogli nelle boutique del viale shopping, i figli nei negozi di telefonini e i padri a violentare qualche cinesina nel quartiere della pedofilia. Gli affari delle più grandi multinazionali venivano conclusi negli alberghi a nove stelle fatti costruire al centro del parco, diventato il centro nevralgico dell'economia mondiale Dopo una settimana il megaparco della capitale aveva fruttato all'azienda governativa più di tutti gli altri disseminati nel paese. I turisti americani guardavano meravigliati le strutture in amianto e uscivano sistematicamente con un "Oh Yeah!" di approvazione. Fu un giorno di settembre di non so più quale anno che tutto questo finì. I libri raccontano di un black out mondiale, dovuto al sovraccarico energetico degli abbonati in pay per view, che danneggiò irrimediabilmente gli impianti del megaparco... nessuno aveva mai pensato che potesse succedere e neanche i servizi segreti di tutto il mondo lo avevano potuto prevedere. Fu come il crollo della torre di Babele. La leggenda al contrario, narra di un bambino africano, Hiloshy, che studiando sodo negli States, aveva elaborato un metodo infallibile per mettere fine a tutte le minkiate che le televisioni e la pubblicità si ostinavano a vendere come prodotti della felicità. Da quel giorno l'umanità fu in grado di accorgersi delle condizioni a cui si era ridotta e dopo qualche mese riuscì anche a recuperare lo spirito critico e di osservazione senza farsi più condizionare. È per questo che ancora oggi, nel 2079, Hiloshy viene ricordato!
martedì, marzo 16, 2004
kaput
L'auletta F è vuota, c'è rimasto solo l'odore amarognolo di fumo di sigaretta, lasciato dagli studenti che ci hanno passato la mattinata a studiare, o a ridacchiare.
Aspiro tabacco e mi godo, seduto, il ventotto trentesimi rimediato non più di un quarto d'ora fa in storia del giornalismo.
Come ogni volta, prima di informare i miei e Silvia sul risultato ottenuto, passo il mio momento di soddisfazione personale in perfetta solitudine.
Il rituale prevede ancora che alle telefonate di rito seguirà una birra nel primo bar incontrato fuori dal palazzo.
Questa volta però la soddisfazione la sento in modo diverso, non tanto per il voto, quanto per il fatto che comincio a vedere sempre più vicina la fina del mio percorso di studi.
Quando mi trasferii nella capitale per intraprendere la carriera universitaria che, secondo i miei, mi avrebbe dovuto portare a diventare un gran biologo, non mi sarei mai immaginato di ritrovarmi, quattro anni dopo, in questa cittadina di provincia a sostenere esami come quello di oggi.
Gli anni persi, insomma, cominciano ad essere solo un lontano ricordo e la "riscossa personale" che mi imposi un po' di tempo fa davanti allo specchio sta per diventare realtà.
In tasca mi sono rimasti pochi spiccioli, non mi basteranno nemmeno per il biglietto dell'autobus, ciò significa che viaggerò con il rischio di beccarmi la solita predica paternalista dal controllore di turno, senza contare la multa ovviamente.
Dopo quindici giorni torno al paese, ho bisogno di beni primari quali pasta, sughi della mamma e nutella.
Inoltre devo vedermi con Nello e preparare, insieme a lui, l'ultimo numero di kaput, la nostra fanzine.
Quando sono partito l'ultima volta ho lasciato un paese quasi in subbuglio per un racconto che abbiamo pubblicato.
Nello mi ha ragguagliato via e-mail sulle reazioni dei nostri concittadini; "reazioni di persone scandalizzate per il linguaggio osceno e volgare", mi ha scritto.
Mi è venuto da ridere quando, il giorno stesso a lezione, il mio professore di scrittura creativa ha asserito "io non conosco parole oscene, conosco solo parole".
È incredibile quanto le nostre pubblicazioni stiano diventando mal viste dal pubblico. Proprio per evitare di farci insultare come al solito, avevamo pensato ad un'edizione di soli racconti, tralasciando di parlare di mal governo e politica e dando libero spazio alla fantasia.
I soliti ben pensanti non hanno gradito neanche questa volta, ma soprattutto non hanno capito neanche questa volta.
L'ultima edizione è stata pubblicata anche per prenderli in giro e per dirgli di non prenderci troppo sul serio.
Invece puntuali sono arrivate le critiche e gli attacchi da chi magari non ha mai letto un libro, ma si permette di definire osceno un racconto in cui c'è scritta la parola "sodomizzazione".
Da quello che ho letto nell' e-mail, Nello mi è sembrato molto su di giri, io gli ho risposto che in fondo un sacco di gente ci ha fatto comunque i complimenti, ma lui mi ha detto che si è veramente rotto e che ha in serbo una sorpresa per il prossimo numero.
Non posso mancare.
Ieri sera c'ho rimuginato tanto a questa storia, poi sono tornato indietro nel tempo e ho ripensato a quando abbiamo iniziato. Il primo numero della fanzine è datato 19 Maggio 2001. In barba alle leggi sulle pubblicazioni tappezzammo il paese di fogli A4, con un titolo che sembrava "nazista", ma altro non è che a storpiatura dell'antico nome del paese stesso. All'inizio tutti lodarono il nostro operato... "bravi questi ragazzi", "continuate così", "Voglio scrivere anch'io", "me lo pubblicate l'articolo sulle fontane?". Una crescita esponenziale di collaborazioni e pubblico ci ha accompagnato per diverse settimane. Poi, evidentemente, chi credeva che non avremmo continuato a lungo, cominciò a storcere il naso e allora vai con querele e contro querele.
Oggi gestiamo una testata con autorizzazione del tribunale, che per accettare le motivazioni sul nome ci ha messo più di un anno.
Lo spirito irriverente provocatorio che ci ha sempre distinto non si è perso. Qualcuno ci dice che dovremmo essere più decisi, qualcun altro teorizza che non riusciamo mai ad essere diplomatici e qualcuno ha provato anche a corromperci... Nello l'ha presa parecchio male e l'altro anche peggio: 30 giorni di prognosi e un naso che non è mai tornato come prima.
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