venerdì, agosto 07, 2009

Fresh Flesh

Da queste parti c’è carne fresca che abbrustolisce al sole d’agosto mentre alcuni bagliori di luce provano ostinatamente a entrare dalle serrande aperte su un futuro ignoto. Ci si sorregge dolcemente su stampelle fatte di calda passione mentre tutto intorno, nell’aria, si respira aria di smobilitazione. Camion pieni di ricordi stanno percorrendo strade sabbiose per portare lontano da qui esperienze e lavori che sono già diventati un qualcosa da riporre nel dimenticatoio. Le facce tese e agonizzanti rinchiuse negli uffici malsani stanno invece per essere sostituite con quadri d’autore al naturale e il tempo, questo sconosciuto, sta per diventare nuovamente il protagonista di una storia ancora tutta da scrivere. È vero: forse non c’è modo di guardare avanti con assoluta sicurezza quando la morsa del precariato stringe alle caviglie ma oggi qui non c’è né tempo né voglia di guardare giù; oggi da queste parti si brinda comunque a un nuovo corso. E che la dea fortuna di Ignatius sia con me! Salute.


In ascolto: Carne fresca - Afterhours

mercoledì, luglio 29, 2009

ArziPensierini della sera

A fine luglio al mio paese c’è una festa.
Questa festa non è come le altre feste che ci stanno le illuminazioni, i spari e le giostre però è sempre una bella festa dove la gente ride e si diverte.
Mio zio, che fa questa festa assieme agli amici suoi, mi parla sempre della festa che secondo me ce l’hanno proprio ficcata in testa e non se la scordano mai.
Questa festa c’ha un nome strano che in italiano mi sa che non esiste.
Questo nome si chiama arzibanda e mio zio mi ha detto che è una parola che usavano i antichi per dire quando si faceva casino che era n’arzibanda.
Io quest’anno all’arzibanda ci sono stato tutte le sere non come l’anno scorso che ero troppo piccolo e non ci potevo andare. Allora quest’anno, che sono di un anno più grande, mamma e papà mi ci hanno portato sempre e io sono stato all’arzibanda.
Quando sono stato all’arzibanda ho visto un sacco di cose ma proprio tante che io non le avevo mai viste così tante.
Ho visto uno che c’ha il nome più strano di tutti e che suona i dischi che diceva ai carabinieri se lo facevano suonare un altro po’.
Ho visto mio zio e tutti i suoi amici che si chiamavano Papà e Parè che io tutti quei parenti secondo me io non ce li ho come mio zio.
Ho visto le bancarelle e una mostra di disegni tutti belli colorati che ci stava pure un presepe. Ho visto tanto sole che faceva un caldo caldissimo e la gente si beveva la birra tutto il giorno fino alle sei del mattino.
Ho visto tanti strumenti musicali che la gente li suonava fino alle sei del mattino pure loro e le signore si affacciavano alle finestre e un po’ mi sa che non riuscivano a dormire però secondo me un po’ gli piaceva.
Ho visto i pagliacci che ci stavano tanti bambini che poi ci hanno regalato i nasi rossi.
Ho visto quelli che facevano il teatro incazzati perché non gli si apriva il cofano però poi la sera hanno fatto proprio un bello spettacolo e hanno detto alla gente del paese mio che dovevano aiutare di più l’arzibanda.
Ho visto una cantante americana che dopo che aveva suonato si è bevuta tanto ma proprio tanto vino e per fortuna che se lo è bevuto dopo il concerto e non prima se no come faceva a cantare.
Ho visto una banda che secondo me adesso sta ancora suonando perché a quelli il fiato non gli mancava mai più.
Ho visto tanti concerti, che poi il pomeriggio suonavano i giovani e la sera suonavano quelli più vecchi, e uno di quelli più giovani mi sa che ha vinto qualche cosa perché una sera ha suonato pure con quelli più grandi.
Ho visto tanta gente che parlava un sacco di lingue diverse come il pugliese, il toscano, il calabrese, il romagnolo però a me mi pare che si capivano tutti benissimo.
Ho visto 50 persone che lavoravano tutti i giorni per preparare bene quando arrivava la gente e però erano tutti contenti pure se dovevano lavorare.
Ho visto che tutti, ma proprio tutti, ridevano, si abbracciavano, si baciavano e ballavano e allora io mi sa che ho capito tutto pure se sono piccolo e pure se mi sono dimenticato qualcosa ora posso scrivere la conclusione: secondo me le feste devono essere tutte come l’arzibanda perché così la gente è più contenta.
Mae’, ma dopo che mi hai corretto i pensierini della sera li posso fare leggere pure a mio zio che quello se li legge è contento come un Paré?



In ascolto: Malgré tout... je chante - Martinicca Boison

lunedì, luglio 06, 2009

Pecora Nera

Come straniero in terra straniera, mi aggiro da solo nella notte nascosto da una maschera che spruzza odori inesistenti e fumi troppo poco inebrianti. Dalla mia postazione privilegiata osservo corpi muoversi, menti più o meno attive, teste piene di pensieri e relazioni che si intrecciano in un vortice di sottomissione al dio danaro. Gioie inespresse, lenti rinvii, sorrisi di circostanza e occhi che guardano dall’altra parte sono ormai all’ordine del giorno, mentre folletti furbi che sanno come mostrare le proprie, finte, deficienze girano indisturbati negli androni del gran palazzo fatiscente. Dalla poltrona in bilico sul burrone, intanto, il grande burattinaio tesse i fili di una matassa fin troppo complicata per essere sbrogliata attraverso le comuni strategie di guerra e i suoi sudditi rimangono silenziosi ad aspettare che tutto imploda in maniera naturale, senza aver la forza di cambiare la sceneggiatura. Così, mentre anche i personaggi non protagonisti della vicenda tessono le loro trame per cercare di raggiungere in breve tempo le più alte posizioni nella scala gerarchica del sapere, io trovo solo il tempo per interrogarmi su quesiti di alta filosofia spiccia quali “ma il sole riuscirà ancora a scaldarci?”, “la ruota della fortuna gira sempre al contrario o i cerchi interni dell’universo riusciranno a cambiare il corso degli eventi?”, “quanti carabinieri ci vogliono per svitare una lampadina e quanti per proteggere gli 8 grandi coglioni?”, “meglio un antibiotico oggi o una birra domani?”, “riusciranno i nostri eroi a saltare sul carro dei vincitori?”… Scusate, è inutile. Non ce la posso fare proprio ad essere come voi.

In ascolto: Canzone di notte N. 2 - Francesco Guccini

venerdì, giugno 12, 2009

Consigli per gli acquisti...

Camere di ospedali, letti lerci, tuniche gialle e gocce che sembrano morfina. A far da colonna sonora a questo brutto film muto un guercio russante e ormai senza più speranze. Da lontano arrivano comunque echi di leggerezza; con l’Arzibanda che è quasi alle porte e che allora tutti staremo più bene e con risate genuine che alleggeriscono le pressioni, e fanculo se la mia, di pressione, al mattino fa 85 di massima. La diagnosi aveva parlato chiaro qualche giorno fa: ascesso perianale (me l’aveva detto Stefano che dovevo smetterla coi negroni!) da estirpare con interventino chirurgico a gambe all’aria. Una cosa da poco suggerivano gli amici che ci erano passati, ma mica mi avevano avvertito del dopo cazzo! Un buco nero è sempre un buco nero, che se poi te lo aprono vicino a un altro ben più caro allora sì che la situazione si fa antipaticamente interessante. Insomma, come si dice, da queste parti in questi giorni c’è da stringere un po’ le chiappe cercando di superare anche le mancanze e le assenze. Io, visto che il tempo proprio non mi è mancato, ci ho provato con un paio di cosette interessanti che mi concedo di suggerirvi anche nella mia personalissima e modestissima bacheca dei “consigli per gli acquisti”.
Per la sezione libri torno a “pubblicizzare” di nuovo un titolo della E/O, che ormai mi ha convinto ed è diventata la mia casa editrice preferita. Il libro (della collana “assolo”, la stessa di Scontro di civiltà per un ascensore a Piazza Vittorio) è Centro permanenza temporanea vista stadio di Daniele Scaglione, ex presidente di Amnesty International Italia e attualmente direttore della comunicazione di Action Aid. Una storia narrata semplicemente, senza troppi fronzoli, che racconta da vicino la storia di una madre e di una figlia rinchiuse in un cpt di Torino, una delle tante strutture lager volute dai nostri governanti per combattere l’arrivo degli immigrati nel nostro paese. Una struttura lager che non impedirà comunque alla giovane Sharmin di appassionarsi alla nostra cultura calcistica da vicino, in una lotta per la libertà che passa anche attraverso una fuga per andare a vedere allo stadio il proprio idolo Francesco Totti. Toccando un tema estremamente attuale in questi giorni di ulteriori restrizioni verso gli immigrati, Centro permanenza temporanea vista stadio è una storia di donne e di amori: per il calcio, per i desideri irrealizzabili, per la famiglia e per la dignità.

Rimanendo più o meno vicini all’ambito calcistico la seconda segnalazione riguarda il docu-film-intervista su Maradona realizzato da quel geniaccio di Emir Kusturica; un film che non celebra, come sarebbe stato troppo facile, quello che è stato il calciatore più forte del mondo, ma che cerca di scavare e di analizzare una personalità e un personaggio che nasconde dentro tanti quesiti quanti sono i gol che ha segnato nella sua carriera. Maradona non è stato infatti solo un calciatore ma un vero e proprio idolo acclamato ancora oggi dal popolo napoletano come da quello argentino. Un uomo che ha fatto impazzire i difensori di mezzo mondo ma che si è ritrovato anche a dover combattere una sfida ben più difficile con la dipendenza dalla cocaina; un abilissimo affabulatore del pallone di cuoio ma anche uno che non le ha mai mandate a dire, contro i poteri forti del sistema calcio prima e contro l’imperialismo di Bush poi. Kusturica, dall’altro lato della camera, ma spesso coprotagonista lui stesso nel film, è riuscito a scendere a compromessi e ad addomesticare il Maradona uomo, portandolo e facendosi portare all’interno di un viaggio affascinante, veritiero e pieno di sorprese. Un viaggio al quale manca ancora la parola fine, perché in fondo cosa e chi è oggi Maradona, per sua stessa ammissione, non è del tutto ancora chiaro… Andate, leggetene e guardatene tutti allora. Io nel frattempo vado a fare esercizi di respirazione per allentare le tensioni al bacino!



In ascolto: La vida es una tombola – Manu Chao

lunedì, giugno 01, 2009

Rocker vs Cocker

Che a passare da rocker a cocker ci vuole poco, proprio tanto così. Una lettera, un istante, e l’animale da palcoscenico si ritrova a far pipì dietro un palco addobbato a festa dove la band continua imperterrita a eseguire pezzi ormai scontati e senza più appeal. Metà del pubblico fischia, l’altra metà rimane scettica ma in fondo approva. L'organizzatore, anche questa volta, non pagherà. Non c’è via di mezzo, la rete è intricata e le correnti spingono più in là, dove neanche i massimi sistemi servono a spiegare, comunicare, interagire con i fan. Sogni e ambizioni spariscono, travolti da “un insolito destino” e logorati dai tempi troppo lenti di un pezzo senza finale. Il rocker è solo e stanco, ha gli occhi bassi e le vene gonfie, il cocker che è in lui è scaltro e si tiene ai margini pronto a coglierne ogni attimo di debolezza. Fermo immagine. Sfida che logora. Le mani non sanno più quando applaudire.

venerdì, maggio 22, 2009

Uomini e cani

Per la serie ho visto cose che voi umani eccetera eccetera, qualche giorno fa ho preso la mia navicella spaziale lanciata come al solito verso una destinazione sconosciuta e sono andato a farmi un giro tra i satelliti che imperterriti abbattevano le stelle. È da lì che comodamente seduto ho potuto osservare i prati in cui gli agnelli correvano inseguiti da doppiette di cacciatori dal sangue blu e i lumi al miele accesi nelle stanze dei padroni. C’erano anche gli architetti del tempo da quelle parti, giocavano con le lancette e disegnavano spirali di foto in bianco in nero scattate in momenti sconosciuti. Le immagini, irregolari, si sovrapponevano sprigionando energie da trasmettere solamente attraverso i corpi consumati e logorati dal sole e i dolori intercostali stringevano il petto, le mani sudavano e le vene si gonfiavano fino a uscir fuori, pulsanti, dalla pelle sottile. Proprio lì, tra voragini che si aprivano sotto i piedi e marimba phase da attraversare, ho trovato il contesto ottimale per dedicarmi alla lettura di un libro che una mano sapiente ha poggiato vicino al tavolo dei comandi… Si tratta di Uomini e cani, ottima opera prima di Omar Di Monopoli, scrittore e sceneggiatore pugliese proveniente da Manduria, terra di quel gioiellino di vino che corrisponde al nome di “primitivo”. Un romanzo cruento e dal forte impatto sui cuori sensibili ambientato proprio in Puglia, a Languore, un paese immaginario dove a farla da padrone è ancora la legge del più forte e che rispecchia in pieno la voglia dell’autore di esasperare i toni di una vicenda che sembra svolgersi ad anni luce da quella Puglia da cartolina a cui siamo abituati, quella “del sole, del mare e del vento” che ogni estate è pronta ad accogliere orde di turisti sulle proprie coste. Un western salentino, come recita il frontespizio, che intreccia le storie e le vite di personaggi ben oltre il limite della legalità tra omicidi, lotte clandestine tra cani e violenze esasperate e in cui non sembra esserci spazio per eroi positivi. Una storia scritta da un ottimo autore, che conosce bene i trucchi del mestiere e che sa come far appassionare il lettore, spaziando da una scrittura quasi barocca alle incursioni di un dialetto mai invasivo e inventato mescolando brindisino, tarantino e gallipolino. Un libro caldo come il sole che brucia da quelle parti e rosso come la terra e il sangue che la bagna man mano che le pagine vanno avanti. Da leggere, d’un fiato, anche per chi non ha tanto sangue pulp nelle vene. Alla prossima gente, torno alla mia navicella parcheggiata in doppia fila.

Uomini e cani, Omar Di Monopoli – ISBN Edizioni – € 13,00

mercoledì, maggio 06, 2009

Pensierini della sera

Il primo maggio è la festa del lavoro.
Quando arriva il primo maggio a Roma si fa il concerto del primo maggio.
Al concerto del primo maggio quest’anno ci ha cantato pure Vasco Rossi e pure la banda di un paese vicino all’Aquila che però non me lo ricordo come si chiama perché era difficile.
Però mio zio a me mi ha detto che quando al primo maggio stavano a suona i pieffemme la gente che era lì per cantare Vasco Rossi si so lamentati tanto.
Mio zio mi ha detto pure che quando stavano a canta i after come si dice quella parola li si so lamentati tanto e che per lui così non si fa.
A me misa che la gente si lamenta sempre tanto.
E misa pure che mio zio si sente tutta musica strana.
Però quando arriva il primo maggio chi lavora per tutto l’anno festeggia.
Mio zio mi ha detto che il primo maggio invece di andare al concerto del primo maggio se ne andava a bologna perché mi ha detto che lui è un lavoratore e che pure se non lo pagavano e non gli davano l’aumento lui voleva festeggiare lo stesso ma non poteva andare al concerto del primo maggio perché la ci stava tutta quella gente che si lamentava che a lui non piaceva.
A mio zio quando lo hanno preso a lavorare gli hanno detto che doveva andare all’ufficio tutta la settimana e che gli davano i soldi. Però ogni tanto misa che si scordano che gli devono dare i soldi perché a bologna mi ha detto che c’è andato senza soldi e che la benzina la ha messa co i pezzi di carta che gli ha dato un’altro mio zio.
Io secondo me non va bene che uno lavora tutta la settimana in ufficio e poi alla fine del mese prende lo stipendio una volta sì e una volta no e la benzina la deve mettere co i pezzi di carta.
Però mio zio mi ha detto che è un lavoratore atipico che io non lo so che significa atipico e non sapevo manco come si scriveva e poi me lo ha imparato lui. E mi ha detto che quando uno è lavoratore atipico gli girano pure le palle (si può dire questo mae’?) quando ci è la festa del primo maggio.
Allora secondo me però qualcuno un giorno deve fare pure la festa del lavoratore atipico così fanno un’altro concerto del primo maggio che però non è il primo maggio e chiamano a cantare Vasco Rossi e la gente che si lamenta sempre allora è più contenta.
Però io non era di questo che volevo parlare. Perché mio zio ieri mi ha raccontato della sua gita a Bologna e io era di questo che volevo parlare per i pensierini della sera.
Mio zio mi ha detto che ha visto tante cose belle a Bologna e che a Bologna un’altro cantante di quelli che si sente lui ci ha scritto pure una canzone che parla di Bologna!
Mio zio a Bologna ha visto:
Le torri degli asinelli che sono una più piccola e una più grande e che quella più piccola è come quella di Pisa che pende ma non cade mai più.
Tanti negozi di parrucchiere e di quelli che ti fanno abbronzare perché secondo lui la gente a bologna si vuole fare tanto bella.
Un parco con una fontana che poi la ha rivista mentre la disegnavano e gli è piaciuto tanto.
Una mostra bella di uno che fa i fumetti come quelli di topolino che mi leggo io e i disegni sui muri di uno morto tanto tempo fa però famoso che però quelli li ha visti a arezzo quando stava a torna.
Un ufo che passava sotto un elicottero della polizia.
Due amici suoi che gli hanno fatto da mangiare e che è stato contento di abbracciare perché sono amici amici ma proprio amici quasi fratelli.
Tanti posti dove si beve la birra che a lui quella buona che ci hanno a bologna ha detto che gli piace tanto.
Una strada che conosceva bene che mo ci hanno costruito pure un bagno per la gente.
Mio zio mi ha detto pure che ha fatto tanti chilometri con la macchina e che si è divertito tanto perché a questa gita che ha fatto ci aveva una bella compagnia.
Io a Bologna non ci sono mai stato però secondo me è proprio una bella città e quando sono grande ci voglio andare pure io così vedo tante belle cose.


In ascolto: ovviamente, Bologna - Francesco Guccini

domenica, aprile 26, 2009

e non sentirli...

Giorni importanti da queste parti, con ricorrenze che segnano il tempo e regalano ricordi, emozioni quotidiane e cose da contare per vedere se fa veramente trenta. Che le cifre tonde sembrano fatte apposta per spaventare e chissà poi perché. E invece qua ci scappa proprio un bel sorriso, mentre con le bottiglie fide compagne si balla e si canta alla corte del “Re del Regno vicino”, mentre si percorrono con infinita curiosità nuove strade e mentre si cerca di raggiungere ancora nuovi orizzonti per continuare a dire “ma che bello che è”. Si canta e si balla ancora, per giorni, e gli sbalzi d’umore diventano innocenti saltelli sui tappetini elastici, le dicotomie dei personaggi scompaiono per riapparire solo alla fine della storia, i lavori più o meno usuranti che sanno bene come logorare le schiene passano in secondo piano e gli amori che vanno e poi ritornano come cantava quello lì sono solo un puntino piccolo così. Si balla e si canta, con il sorriso sulle labbra e una stella sulla guancia, e in fondo ora chissenefrega se i giochi da bambino oggi non ci sono più; io oggi ho tra le mani c’ho una bella, calda e morbida sfera da accarezzare…

In ascolto: Vesto sempre uguale - 24 Grana

lunedì, aprile 20, 2009

bellezze

Raccolgo margherite ai bordi di strade abbandonate e sotto palazzi fatiscenti mentre da queste parti si susseguono scissioni di atomi che “manco” una centrale nucleare. E allora che passino pure le macchine strombazzanti sui semafori della Prenestina, le sveglie mattutine che non erano mai state così pesanti, i tram pieni di emozioni soffocate e le bocche più o meno conosciute che emettono suoni confusi. E passino anche le passeggiate dentro le tombe dei papi, l’oro dei loro anelli e i rum da otto euro. Perché qui, ormai, i cicli si chiudono a una velocità inconsueta e impercettibili scontri di nuclei energetici provocano spostamenti delle soglie, accendono lampadine di curiosità e stimolano gli organi sensitivi. E sarà pur vero che stiamo combattendo un po’ tutti guerre già perse in partenza su campi di battaglia ostili e fangosi, ma c’è comunque da rallegrarsi nel riuscire a elogiare ancora la bellezza; quella portata a spalla dalla primavera, dalla tomba quasi nascosta di Trilussa dentro il cimitero monumentale del Verano, dalle bottiglie di limoncello bevute alle due di notte cantando a squarciagola sotto le finestre, da una piccola creatura animata che rallegra e da una piccola donna che cresce. La bellezza delle sensazioni che tornano a presentarsi forti, terribilmente forti. E che prendono sulla pelle riscaldata, e scavano, e si insinuano fino alle ossa e dentro allo stomaco. Quelle che non ti resta che assorbirle, facendole tue e rigettandole di nuovo all’interno di questo pazzo pazzo mondo… facile no?

In ascolto: Beato me - Dente