venerdì, marzo 23, 2007

Playlist, fenomeno di tendenza dettato dall’audiradio

Una volta c’era il flusso creativo, quello immortalato in “Lavorare con lentezza”, il film di Guido Chiesa dedicato agli anni della bolognese Radio Alice, la più rappresentativa delle radio libere dagli anni ’70. Quel flusso creativo, tanto caro ai protagonisti dell’epoca, è andato via via scomparendo e quello che ne rimane oggi sono le cosiddette playlist, la lista delle canzoni in programmazione, sempre più omologate all’interno del sistema delle radio commerciali. Basta girare per i siti internet delle più famose radio del momento per rendersi conto di quanto la scelta delle canzoni sia ormai così poco fantasiosa da far pensare ad una oscura regia che dall’alto manovra le scelte di dj e conduttori di programmi radiofonici. Una vera e propria “lobotomia radiofonica” come la definisce Alfredo d’Agnese, giornalista di settore, che ci spiega come dalla fine degli anni ’80, il sistema della “heavy rotation” abbia comportato una omologazione totale dei pezzi che si ascoltano sulle diverse radio commerciali; un sistema che “costringe” il pubblico ad ascoltare un pezzo a distanza ravvicinata per tutta la giornata. Una sorta di pubblicità tamburellante per far breccia nel cuore e nella mente degli ascoltatori. “Una volta scelto di passare al modello di network radiofonico – continua d’Agnese – le radio hanno dovuto seguire delle regole di marketing ben precise, le playlist ormai sono bloccate e sono pochissimi i casi in cui si può ancora parlare di scelte che sono frutto di un talento creativo o della spontanea volontà del conduttore di un programma. Persino nel programma Terzo Anello di Radio3 ormai, c’è un cervellone elettronico che decide quali canzoni inserire nella programmazione”. Quello della scelta della programmazione sembra quindi essere diventato più un fenomeno di moda e di tendenza che altro, basti pensare al libro pubblicato recentemente da Luca Sofri intitolato proprio “playlist”, ma come ci spiega ancora d’Agnese “negli anni ’70 era il contrario e erano le stesse radio a lanciare le tendenze musicali, come faceva la BBC con l’indimenticabile John Peel che presentava al pubblico le nuove band della musica internazionale ancora sconosciute al grande pubblico”. E se cerchiamo di scoprire come è avvenuto questo cambiamento ci rendiamo conto che in fondo il mondo della radio non sfugge alle regole del mercato così come gli altri media; “direi che ormai i grandi numeri della radio non permettono più la libertà di scelta ai dj: gli sponsor e le case discografiche oggigiorno contano molto di più dei conduttori, non parlerei di pressione sulle scelte ma di una vera e propria dittatura che viene esercitata attraverso l’audiradio. In fondo è un po’ quello che succede in televisione: se gli ascolti salgono arrivano le collaborazioni con le case discografiche e di conseguenza anche gli sponsor”, una legge di mercato che purtroppo mal si addice con le scelte qualitative della programmazione e più in generale con una pluralità di proposte musicale che manca, con rare eccezioni, in tutte le grandi radio commerciali.

mercoledì, marzo 21, 2007

La valvola di sfogo per intelligenti disadattati? L’heavy metal

E noi che li immaginavamo seduti su un sofà, magari con un libro in mano, ad ascoltare Chopin o Bach. Niente di tutto ciò. I giovani secchioni di una volta, oggi sono gli headbangers più incalliti. O almeno questo è ciò che emerge da una ricerca condotta dall'università di Warwick e presentata ieri alla conferenza della British Psychological Society, che ha esaminato i gusti musicali di 1.057 ragazzi membri della National Academy for Gifted and Talented Youth, un’associazione che raggruppa i giovani tra 11 e 19 anni con i voti migliori rispetto alla media nazionale. Secondo i risultati dalla ricerca, l’heavy metal risulta essere il genere preferito dagli adolescenti con il quoziente intellettivo più alto. La causa? La loro intelligenza, superiore alla media, gli impedisce di stabilire facilmente relazioni sociali e questo tipo di musica è l’unico che gli consenta di sfogare la propria frustrazione. Lo psicologo che ha condotto lo studio ha confermato questa tendenza: secondo Stuart Cadwallader infatti “la percezione diffusa è che gli studenti di talento amino la musica classica e trascorrano molto tempo a leggere. È vero che alcuni studi collegano l’heavy metal a cattivi risultati scolastici e alla criminalità, ma abbiamo trovato un gruppo di persone che contraddice tutto ciò. Sono ragazzi che fanno fatica ad inserirsi, sono stressati e perciò ascoltano questa musica”. In base alla ricerca, tra i ragazzi intervistati, il 39% ha indicato il rock come genere musicale preferito ed un terzo ha incluso il metal nei cinque generi favoriti. In confronto, solo il 14% ha affermato di amare la musica pop. Niente note per rilassare le menti dunque, piuttosto una sana scarica di adrenalina, capace di capovolgere insoddisfazioni personali e stress accumulato. E per noi sembra essere arrivato il momento di immaginarci un nuovo stereotipo: quello del giovane intelligente ma disadattato che poga sotto un palco al ritmo degli Iron Maiden.

martedì, marzo 20, 2007

Videogames, ai giocatori piace il sesso virtuale

E per fortuna che, almeno per ora, nessun fatto di cronaca ha ispirato i grandi media a tal punto da fargli dare la colpa ai videogiochi a sfondo erotico; perché, mentre sugli stessi media si fa effervescente il dibattito sulla violenza causata da videogames spesso additati come maleducativi, il settore dei videogiochi per adulti non conosce sosta e sta facendo registrare una crescita esponenziale che dura ormai da qualche anno. Tutto ciò soprattutto grazie alla grafica 3D, in continua evoluzione anch’essa e ormai arrivata alla quasi perfezione nel riprodurre immagini, che sembra creata apposta per realizzare i sogni e le fantasie più spinte dei giocatori maggiorenni. La dimostrazione di come il sesso stia divenendo una solida base dell'industria dei videogiochi arriva dai dati di vendita di giochi che hanno riscosso un grande successo come “VirtualJenna”, videogame personale della pornostar Jenna Jameson, “Playboy: the mansion” o “3D sex villa”, quest’ultimo arrivato addirittura alla versione 23 e che consente di scegliere tra modelle bionde, afro o asiatiche, da svestire e farle giocare, da sole e con il partner, in posizioni da kamasutra e con giocattoli erotici. Così, dopo anni passati a produrre titoli in cui lo scopo principale è uccidere un nemico fatto di pixel, le software house si stanno accorgendo che può rivelarsi più eccitante per gli utenti avere un rapporto sessuale mediato dal gioco. Secondo Brenda Brathwaite, direttore del Sex SIG (Special Interest Group) dell'International Game Developers Association “il mercato sta decollando come un razzo” e questo proprio grazie alle recenti innovazioni tecnologiche che hanno reso la sensualità di scene e personaggi anche più “appealing”; gli ultimi mesi hanno confermato questa tendenza e la produzione di MMOEGs (massively multiplayer online erotic games) sta interessando tutti gli esperti di settore. Volendo ripercorrere la storia recente dei videogames a sfondo erotico si può individuare in un aggiornamento non ufficiale di “Grand Theft Auto: San Andreas” il pioniere del genere; scaricato da migliaia di utenti, “Hot Coffee” era in grado di far vivere al giocatore amplessi virtuali attraverso il proprio alter ego. Il successo ottenuto da questa versione del gioco ha fatto capire ai game designer quale sarebbe stato il nuovo genere su cui puntare, così mentre alcuni senatori americani, tra cui Hillary Clinton, proponevano una legge per vietare la vendita di giochi osceni ai minori, venivano commercializzati i primi titoli a luci rosse e nell’estate scorsa è arrivato in America “Naughty America – The Game”, un titolo in cui, attraverso un alter ego, è possibile incontrare, chattare, flirtare e fare sesso virtuale online con gli alter ego degli altri utenti. La stampa statunitense si è ovviamente dedicata al gioco, ma tutta l’attenzione dedicatagli dai giornali non è bastata per inserire il titolo nella vetrina internazionale rappresentata dall'E3 di Los Angeles; gli organizzatori infatti hanno respinto la partecipazione di questo titolo a causa del suo “contenuto adulto”. Sono gli stessi problemi che hanno altri titoli del genere, sottoposti ad una censura preventiva da parte dei distributori che rischiano di rilegarli sempre più verso negozi stile sexy shop e in generale ad una proficua collaborazione con il mercato del porno, ma il trend è comunque positivo e lo dimostra anche la moda crescente di trasformare i videogame di vita virtuale, come “Second Life”, in veri e propri strumenti con cui avere relazioni sessuali, che da virtuali possono sfociare nella realtà. È quello che succede anche in “Single 2”, seconda edizione dello spin-off di “Sims” che permette agli utenti giocatori di inseguire il “successo” sessuale sia tra etero che tra omosessuali. Insomma, la crescita del potere dei giochi digitali sta stimolando gli sviluppatori a creare contenuti che esplorino gli aspetti più disparati della condizione umana e non poteva di certo mancare il sesso, diventato ora uno degli obiettivi principali dei produttori sempre più pronti a soddisfare le fantasie erotiche dei giocatori.

sabato, marzo 17, 2007

“Terra matta” autobiografia di un analfabeta

Vincenzo Rabito, bracciante siciliano semi analfabeta, dal 1968 al 1975, ogni giorno si chiude a chiave in camera per scrivere su una vecchia Olivetti la sua autobiografia. Ne vengono fuori 1027 pagine che rimangono chiuse nel cassetto fino a quando il figlio Giovanni, alcuni anni dopo la sua morte, le invia al Premio Pieve - Banca Toscana dedicato alla diaristica. L’opera vince il premio, Einaudi ne acquista i diritti e ora quelle mille pagine sono diventate le 400 che compongono “Terra matta”, libro uscito nei Supercoralli in versione ridotta ma esattamente come lui l'ha scritto, senza cambiare neppure una parola del testo originale. Non è un’autobiografia come tante, perché più che la storia della sua vita, è quella della lotta tra la sua condizione di semianalfabeta di un piccolo paese del ragusano, Chiaramonte Gulfi, e la sua esplosiva voglia di scrivere. Ma è anche un po’ la storia del nostro paese visto attraverso i ricordi di un ragazzo del ’99, l’ultima sfortunata classe chiamata al fronte nella prima guerra mondiale, che poi ha vissuto le bombe della seconda, il “rofianiccio” del Ventennio fascista e le campagne d’Africa, la fame atavica del Sud contadino e l'improvviso benessere della “bella ebica” del boom economico, l’avvento della tv e il potere mafioso. Secondo l'editore, che considera “Terra matta” una delle uscite più importanti dell’anno, Rabito fa un affresco della Sicilia degno di un “Gattopardo” popolare. Un’“Epopea tragicomica” attraverso un secolo di storia italiana, come la descrive invece la curatrice (insieme a Luca Ricci) Evelina Santangelo, scritta in un misto tra dialetto siciliano e italiano incerto da un bracciante che non ha studiato e non conosce la grammatica (metteva un punto e virgola quasi dopo ogni parola e il resto della punteggiatura a caso dove capitava). La storia personale di Rabito è travolgente ed evocativa, anche se non è facile seguire le evoluzioni del suo pensiero e districarsi in una lingua che è dialetto sì, ma solo parlato e per giunta da un semianalfabeta - ''La sua vita fu molta maletrata e molto travagliata e molto desprezata...” l’inizio del primo capitolo. Il padre muore di polmonite, la mamma resta sola con 7 figli. Tocca a lui, Vincenzo, il secondogenito sostenere la famiglia e a sette anni comincia a lavorare. Fa di tutto: vendemmia nei paesi vicini, zappa la terra, scava fino al richiamo in guerra. Lì scava le trincee, è affamato, si salva e fa parte dei soldati che fermano gli austriaci sul Piave. Torna a casa, si fa opportunista, come tanti, e diventa fascista, poi si ritrova di nuovo in guerra e riesce anche questa volta a tornare. Il dopoguerra è esemplare e una volta sposato, diventa cantoniere per raccomandazione. Saranno i suoi figli però, a vincere la battaglia per cui ha lottato più a lungo, quella del salto sociale e degli studi. “Terra matta” ci racconta le peripezie, le furbizie e gli esasperati sotterfugi di chi ha dovuto lottare tutta la vita per affrancarsi dalla miseria e per salvarsi la pelle, ma ci parla anche del carattere stesso del nostro Paese, dimostrandosi, pagina dopo pagina, come una straordinaria epopea dei diseredati.

giovedì, marzo 15, 2007

Capozzi: “Dove c’è libertà sessuale, c’è anche libertà mentale. E viceversa”

Roma torna ad ospitare uno dei personaggi più eclettici del mondo alternativo. Michele Capozzi, il pornologo e esploratore urbano che da 30 anni vive su una barca attraccata a New York, ospiterà amici e curiosi alla nuova proiezione del suo film “Pornology New York”, una vera e propria serata evento che torna a ripetersi dopo quelle tenute già in altre città come New York, Genova e Milano. È veramente un piacere parlare, anche se solo al telefono, con una persona che ha fatto della strada un mestiere da quando capì che i caruggi genovesi, dall’altra parte della strada rispetto alla facoltà dove si è laureato in legge e scienze sociali all'Università di Genova, e tutti i personaggi “borderline” che li affollavano, riuscivano a essere per lui tanto più formativi delle lezioni universitarie. Il Capozz, come lo chiamano gli amici più intimi, è reduce dalla sua ultima fatica, il libro “De Masturbazione”, edito dalla Malatempora, in cui è raccolto quello che potrebbe essere definito il Capoz-pensiero: “Dove c’è libertà sessuale, c’è anche libertà mentale e viceversa, l’una è la causa effetto dell’altra”.

Allora Michele, ci spiega come nasce un pornologo?

Pornologo è un termine che ho coniato per descrivere il processo che mi ha portato a diventare un cultore e uno studioso della sessualità e della mercificazione dei corpi in generale. Dalle prime esperienze di strada a Genova fino agli anni newyorchesi molto è stato segnato da questi temi, così nasce il termine pornologo che viene dal greco, dove pornè sta per prostituzione e logos sta per parola. Accanto al pornologo però, mi piace definirmi anche un esploratore urbano.

È da questi due “mestieri” che nasce “Pornology New York”?

Certamente. “Pornology New York” è il frutto delle mie esperienze, dei posti che ho frequentato insieme agli amici storici di una New York diversa da quella di oggi. È un atto di amore e di nostalgia su una città che alla fine degli anni ’70, e per un po’ anche negli anni ’90, era il centro del mondo della libertà sessuale. Oggi molto è cambiato e i 3 locali storici di cui racconto nel film sono stati tutti chiusi. I protagonisti sono le tre anime dei locali più in voga della New York alternativa, Neville Chambers nella sua “Fuck Factory”, Lenny Waller e l’“Hell Fire”, Porsche Lynn e il suo “Den Of Iniquità”. Io partecipo come un Caronte che guida il pubblico attraverso queste storie.

Il film è uscito nel 2005 ma è ancora senza una distribuzione.

Si è vero, anche se ha ottenuto il premo del pubblico, l’“Audience Choice Award”, al CineKink festival di New York. Ma quello della distribuzione non è il mio primo pensiero. In realtà non ho cercato ancora una distribuzione regolare perché mi rendo conto che c’è bisogno di una distribuzione diversa da quella del mainstream. Il mio è un docu-cult, un cult che non può essere classificato molto facilmente, ma non voglio nemmeno correre il rischio che venga ritenuto un porno, anche se contiene scene di sesso molto forti. Non voglio che venga racchiuso in questa nicchia e mi piacerebbe che avesse la stessa rilevanza che ha avuto “Shortbus”. Perciò aspetto, e sono molto fiducioso su questo, che arrivi presto un distributore coraggioso disposto a farlo.

Intanto, per vederlo c’è bisogno di venire ad una delle sue serate speciali?

Il film è stato proiettato con un buon riscontro di pubblico in diverse città, a partire dalla prima nella mia Genova. Quello che mi ha fatto più piacere è stato incontrare persone che lo hanno visto più di una volta e apprezzandolo ancora di più, a dimostrazione che le diverse chiavi di lettura del film gli donano uno spessore che il pubblico ha capito. Nel frattempo sto comunque preparando un dvd che conterrà la versione integrale, una versione soft pensata per un programma televisivo e una serie di extra scelti tra le oltre 70 ore di materiale registrato. Le proiezioni del film sono private e a inviti, ma non sono mai mancate persone che sono riuscite a “scovarmi”. Io so che chi vuole riesce a venire.

È quello che accadrà stasera alla proiezione romana?

Ne sono certo, so già che mi ritroverò a salutare persone che sono arrivate alla proiezione scovando da qualche parte la password con cui entrare. È quello che mi piace di più, se la gente vuole vivere queste esperienze deve sapersele guadagnare…

Appuntamento alle 24.00 nel posto x allora?

Esatto. Lo proietteremo alla mezzanotte in questo capannone gestito da artisti, un posto bucolico in mezzo al verde, perché in fondo “Pornology New York” è quello che Time Out, la testata inglese degli anni settanta, definiva un “Midnite movie”.

mercoledì, marzo 14, 2007

Il mercato librario si apre a Internet, cresce ancora l’acquisto di libri on line

La figura poetica del libraio capace di intuire e di accontentare i gusti dei propri clienti grazie anche solo al modo in cui essi sfogliavano un libro tra gli scaffali è scomparsa ormai da un po’. Il mercato librario, intanto, è stato attraversato negli ultimi anni da un profondo cambiamento che ha interessato direttamente anche gli stessi libri, considerati sempre più alla stregua di veri e propri prodotti merceologici e sempre meno portatori del sapere. Le case editrici, soprattutto le più grandi, affrontano nuove strategie di vendita a colpi di marketing e nei “brain storming” di inizio settimana a dare il parere positivo o negativo alla pubblicazione di un volume è chiamato il direttore commerciale e non più l’editore. Allo stesso modo le librerie di una volta tendono a scomparire soffocate dalla concorrenza delle grandi catene, che intanto tendono a diventare simil supermercati del libro, con bar e ristoranti al loro interno. È in questo contesto che il mercato librario si comincia a occupare con sempre maggiore interesse del fenomeno delle vendite on line, fenomeno che negli ultimi anni, dopo quello dei libri allegati ai quotidiani, ha rappresentato la più grande novità del panorama. Secondo i dati forniti dall’associazione italiana degli editori in occasione degli stati generali dell’editoria del 2006, in soli tre anni, la quota di mercato rappresentata dai libri acquistati direttamente da internet è passata dallo 0,6 % del 2002 al 2,4 del 2005 con un giro d’affari di 31,4 milioni di euro. Si parla ancora di una piccola percentuale rispetto al dato complessivo, ma l’indicazione denota comunque una grossa crescita che, secondo gli esperti, è destinata ad ampliarsi ancora e già nei prossimi mesi. Il mercato del libro insomma guarda con interesse alle vendite on line e il tutto è confermato dal successo di IBS (Internet Book Shop) il sito meglio strutturato, con relazioni solide e ricco di contenuti e servizi, definito a ragione l’“Amazon all’italiana”. Le vendite del portale, che fa capo al gruppo Messaggerie Libri, nel 1998 erano paragonabili a quelle di una libreria medio-grande; oggi invece, lo stesso sito, arricchitosi nel frattempo di dvd, videogames e dischi, muove un fatturato annuo di 19 milioni di euro. A spingere i lettori ad abbandonare gli scaffali delle librerie per approdare in quelle telematiche, oltre a una ormai consolidata tendenza all’acquisto informatico, contribuisce senz’altro la possibilità di poter accingere ad un catalogo che si avvicina alla quasi totalità della produzione libraria; su "IBS" come su “Bol”, su “Maremagnum” come su “Comprovendolibri” è infatti possibile trovare un’infinità di titoli; da quelli che non trovano spazio in libreria perché fonte di scarso guadagno a quelli già resi indietro alle case editrici fino anche a quelli rari e introvabili. E peccato se ci sarà da aspettare qualche giorno per la consegna, sempre meglio che fare due viaggi in libreria, uno per ordinare il testo in caso di assenza e uno per andarlo a ritirare. Ma non è chiaramente questo l’unico motivo, a coinvolgere il pubblico sono anche i tanti servizi forniti dai siti, dalle offerte speciali alla consegna a domicilio fino alla possibilità di leggere le recensioni ai testi lasciati sotto la scheda del libro da chi lo ha già letto, recensioni vere che tengono conto non solo delle belle parole scritte da giornalisti e testate troppo spesso accondiscendenti, ma del reale riscontro che i testi hanno sul pubblico.

I pronostici del Sun fanno saltare il banco

Una probabilità su 14.322, era l’unica che aveva Phil Logan di azzeccare la combinazione vincente che ha fatto la fortuna degli scommettitori del Regno Unito che ogni giorno seguono i suoi consigli dalle pagine interne del tabloid inglese Sun. Logan, nome d’arte Templegate, è un esperto di scommesse sugli eventi sportivi e ogni giorno dispensa suggerimenti sulle puntate da effettuare, una rubrica seguitissima nella nazione simbolo dei concorsi a premio legati allo sport. Anche in Italia quella dei consigli sulle giocate è diventata una pratica comune per i quotidiani sportivi e per quelli nati a ridosso della legalizzazione delle scommesse, ma mai un giornale, né nel nostro paese né tanto meno in Inghilterra era riuscito nell’impresa di cui è stato capace lunedì l’ormai ricercatissimo Templegate, anche se già in passato lo stesso aveva dimostrato più di una volta di saper prevedere con successo i risultati. “Indovinando” i sette cavalli vincenti delle sette corse in programma a Sandown, Templegate ha consentito a chi ha seguito i suoi suggerimenti di sbancare i bookmakers in una giornata che è costata più di 7.5 milioni di euro alle più grandi agenzie di scommesse del Paese come Ladbrokes e William Hill. Le perdite accumulate nella giornata dai “bookies” sono paragonabili solo ad un’altra giornata nera per il mondo delle scommesse inglese, quella in cui il fantino italiano Frankie Dettori vinse tutte e sette le sue gare ad Ascot nel 1996 montando sette cavalli diversi. Eventi più unici che rari, comunque non in grado di scalfire minimamente le fondamenta delle grandi agenzie di scommesse che qualche battuta d’arresto devono pur mettere in preventivo, ma che ha fatto la fortuna di tanti comuni mortali che con puntate di poche sterline si sono portati a casa grandi somme; casi che hanno trovato spazio nelle pagine del Sun in edicola ieri, come quello di Jim Lees che si è portato a casa più di quattordici mila sterline puntandone poco meno di dieci, e c’è anche chi è arrivato a vincerne 45 mila (circa 67mila euro) dopo averne giocate 500. Sorpreso, ma chiaramente soddisfatto Logan che ha dichiarato: "Sono felicissimo per i nostri lettori. Io scelgo i cavalli con molta attenzione, dopo molta ricerca sulla forma degli animali, le condizioni del campo, le corse che hanno disputato e vinto in passato, insomma, ci metto parecchio a decidere chi potrebbe vincere e sono molto fiero d'averci azzeccato così in pieno!" e anche il famoso tabloid ha voluto festeggiare l’evento dedicando la prima pagina di ieri alla prossima sfida che aspetta Templegate; proprio ieri infatti, è cominciato il Festival di Cheltenham e ora, è il caso di dire che c’è da scommetterci, a leggere i consigli di Logan ci penseranno ancora più lettori.

martedì, marzo 13, 2007

Videogiochi: e se l'abuso fosse colpa dei genitori?

La lente di ingrandimento della televisione amplifica allo spasimo i cambiamenti in atto nei comportamenti degli adolescenti, riprendendo e proponendo al pubblico veri e propri episodi di cronaca ispirati dalle nuove tecnologie e i fatti di cronaca degli ultimi tempi ci costringono ogni giorno a riflettere su quello che sta succedendo alle nuove generazioni. Video di violenze su pari età handicappati e più deboli o su professoresse forse un po’ troppo accondiscendenti finiscono sempre più spesso on line e vengono riportati poi nelle pagine di cronaca, stimolando un dibattito che vede impegnate associazioni di tutela dei minori, sociologi, psicologi e, immancabilmente, anche politici. L’ultimo fatto di cronaca è stato quello di un bambino di 10 anni della provincia di Pesaro svenuto dopo aver passato più due ore a giocare con i videogiochi, episodio che ha portato l’esponente della Margherita Dorina Bianchi, vicepresidente della Commissione Affari sociali, a chiedere “Una campagna di informazione che aiuti i genitori ad educare i figli nell'uso dei videogiochi”. “È impensabile – prosegue la deputata dielle - che un bambino di quell'età possa passare così tanto tempo davanti ad un videogioco. Purtroppo assistiamo sempre più frequentemente alla deleteria abitudine di parcheggiare i propri figli davanti ad una scatola che ha il potere di estraniarli dal resto del mondo”. Sarà che la Bianchi ha centrato il problema? Insomma, il dibattito in atto sull’uso e l’abuso di videogiochi violenti (e non) da parte dei minori si è più volte impantanato sulle richieste delle associazioni di bloccare la vendita di quei videogiochi “pericolosi” per le menti dei ragazzini. Richiesta quanto mai esagerata tanto che le case di produzione, davanti ai giudici, sono uscite sempre vincitrici; i videogiochi violenti o quelli che comunque contengono scene più cruente, infatti, sono già vietati ai minori e non si può pretendere certo che le case produttrici limitino la propria produzione di giochi “sparatutto”, sarebbe un po’ come imporre alle case cinematografiche di non fare più film horror. Le parole della Bianchi spostano dunque l’asse della discussione su un altro campo, quello che interessa la famiglia che dovrebbe tutelare i bambini prima di chiunque altro. Insomma le regole, seppur facilmente raggirabili dai giovanissimi in grado ormai di reperire qualsiasi materiale dalla rete, ci sono; quello che manca è un controllo nelle camere dei ragazzi, che non può essere certo svolto dalle autorità. Un compito abbastanza arduo per quei genitori che non sanno nemmeno cosa sia un mouse, ma è proprio in questa direzione che le parole della Bianchi dovrebbero fare breccia, stimolando le famiglie ad una maggiore comprensione del problema. È vero, l’abuso (e non l’uso) dei videogiochi, ma anche quello della televisione o dei telefonini è nocivo, ma per evitare la loro pericolosità non bastano i divieti e le censure, serve una maggiore responsabilità da parte di tutte le componenti famigliari. E se qualche settimana fa ci ha pensato addirittura Bill Gates a dare il buon esempio, dichiarando di aver imposto alla propria figlia di dieci anni di poter passare un massimo di tre quarti d’ora davanti alla console, allora qualcosa in questa direzione si muove davvero.

venerdì, marzo 09, 2007

Le Lega attacca Fiorello, ma inciampa su una zeta di troppo

Gli capitano così, e non lo fa di certo a posta. Nel bene e nel male Fiorello è sempre al centro dell’attenzione. Le sue gag sono riprese un giorno si e l’altro pure da editorialisti vari che fanno a gara per commentare gli interventi dei personaggi ospiti di “Viva Radio 2” condotta insieme a Marco Baldini, o le battute dello show man, che proprio grazie alla radio riesce a lanciare personaggi e tormentoni difficilmente proponibili in video. L’ultimo “caso Fiorello” però, ha del paradossale e può essere spiegato forse, solo partendo dall’irrefrenabile voglia di rilasciare dichiarazioni davanti ai taccuini dei giornalisti da parte di onorevoli in cerca di gloria. Potrebbe essere questa una delle chiave di lettura della gaffe del senatore Ettore Pirovano, chiamato a difendere l’onore e la credibilità della Lega e soprattutto del proprio leader Umberto Bossi. Il senatore leghista è partito a testa bassa e mentre la trasmissione era ancora in onda, ha rilasciato alle agenzie dichiarazioni che dimostravano un certo disprezzo per il comportamento di Fiorello, reo di aver scherzato sulla malattia di Bossi leggendo una finta lettera della Merkel. Secondo la cancelliera, per abbassare i gas serra sarebbe stato necessario mettere un pannolone al leader leghista. Battute al limite della logica della satira che avrebbero dovuto comportare la censura della trasmissione. Ora, sulle sanzioni disciplinari da prendere contro la squadra di “Viva Radio 2” se ne sarebbe potuto parlare a lungo se non fosse che il “senatur” non era mai stato chiamato in causa da Fiorello; nella trasmissione incriminata, lo show man aveva tormentato per tutta la puntata uno degli autori del programma, tale Francesco Bozzi da Palermo che con il Bossi padano ha ben poco in comune e che qualche giorno fa si era reso protagonista di “effluvi corporali” durante la trasmissione, cosa che ha mandato in visibilio Fiorello e Baldini, subito pronti ad imbastirne un tormentone ad hoc. Un abbaglio in piena regola che ha comportato il naturale risentimento della coppia d’oro di Radio Due, i quali non hanno potuto far altro che prendere la palla al balzo. Dopo la richiesta di scuse pubbliche da fare in diretta durante la trasmissione è partito il nuovo tormentone e così a Pirovano è stato consigliato un accurato esame audiometrico, evidentemente – ha glissato Fiorello – il senatore non becca le frequenze sulla zeta. Per non essere da meno Baldini ha invece anticipato il titolo odierno della Padania: “Francesco Bozzi è un petomane!”.

giovedì, marzo 08, 2007

La "fiction reale" che appassiona il pubblico e insegna la storia

Cosa è che muova la mente umana a quella sorta di cinica curiosità che spinge ad “indagare” fra le righe dei delitti e dei fatti di cronaca nera è forse ancora un mistero, il fatto certo è che l’interesse e la passione del pubblico per i testi di genere cresce e coinvolge un pubblico molto vasto. Le saghe delle più cruente bande criminali delle nostre città, che spesso si legano alla storia e ai misteri irrisolti d’Italia, offrono ai lettori uno spaccato storico della nostra nazione regalando allo stesso tempo protagonisti, vicende e suspence che si prestano alla perfezione come elementi portanti della fiction “reale”. In America questo tipo di narrazione ha consentito al talentuoso James Ellroy di imporsi al grande pubblico grazie all’intrigante mix tra fiction e realtà che trova la sua consacrazione nella triologia americana, iniziata con “American Tabloid”, un crudissimo spaccato dell'America degli anni Sessanta che attraverso un viaggio allucinante di tre personaggi in bilico tra crimine e giustizia, si conclude con l’omicidio Kennedy, analizzato in virtù di una miriade di collegamenti, piste, relazioni, doppi e tripli giochi tra Cia, Fbi, Mafia e Ku Klux Kan. Questo tipo di letteratura è arrivato in Italia con il fisiologico ritardo rispetto all’editoria anglosassone ma negli ultimi anni l’offerta di libri ripresi direttamente dalla cronaca nera è cresciuta fino alla consacrazione del “Romanzo Criminale” di De Cataldo, che nel 2002 ha segnato il definitivo sdoganamento del genere. Dopo il successo del romanzo e quello della trasposizione cinematografica di Michele Placido, infatti, la storia e le gesta dei protagonisti della cruenta stagione della mala romana sono state riprese da più parti e la banda della Magliana è tornata a rivivere sui libri. In realtà Einaudi non è stata l’unica editrice a cogliere l’onda e nello stesso anno ci aveva già provato la Kaos edizioni con “La banda della Magliana” di Gianni Flamini, giornalista che non si è limitato al solo fattore criminale proprio per evitare di sottovalutare i collegamenti con i settori deviati dello stato, del Vaticano e delle banche. Di più recente pubblicazione il testo “Ragazzi di malavita. Fatti e misfatti della banda della Magliana”, di Giovanni Bianconi, che ancora una volta cerca il filo conduttore che lega i protagonisti della vicenda ai “grandi vecchi” nascosti dietro le scrivanie. La banda romana, per le sue peculiarità, è forse proprio la più adatta ad un tipo di narrazione che appassiona sia gli amanti dei “misteri all’italiana” che il genere poliziesco, ma la cronaca nera riesce sempre e comunque a regalare nuove idee a romanzieri, giornalisti e storici. Anche Vincenzo Cerami ha voluto confrontarsi con l’argomento, ma scegliendo un’altra visuale, quella dei delitti commessi dall’uomo della porta accanto, quello che non ti aspetti e nel suo “Fattacci. Il racconto di quattro delitti italiani” ha redatto un “resoconto psicologico” di quattro assassini che si basa sull’attrazione inconscia del male. Se Cerami ha cercato l’introspezione dell’animo dei carnefici, altro ha fatto Massimo Polidoro che con “Cronaca nera. Indagine sui delitti che hanno sconvolto l'Italia” ha analizzato e raccontato i delitti italiani che hanno fatto breccia nel cuore e nella mente degli italiani, dagli anni Venti fino al caso Cogne. E se anche il Corriere della Sera ha deciso di pubblicare in un libro le sue pagine di cronaca nera ecco la definitiva dimostrazione di quanto l’argomento sia di facile conquista per un pubblico di lettori sì curioso, ma disposto, anche attraverso i delitti, a cogliere i cambiamenti storici avvenuti nella nostra società.